2009: l'outlook è nero per banche e fondi hedge

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di Marco Mairate 27 Gennaio 2009 | 08:30
Prosegue il balletto delle stime sull’andamento dell’industria hedge mondiale. Nel frattempo, da Citigroup, arriva un nuovo outlook a tinte fosche per il settore finanziario mondiale che, nonostante le perdite miliardarie del 2008, risulta ancora sopravvalutato.

Secondo un ultimo studio condotto da Huw Van Steenis, analista di Morgan Stanley, il 2009 sarà un altro anno di ‘passione’ per i fondi hedge: sarebbero infatti 450 i miliardi di dollari che dovrebbero assottigliare nuovamente il patrimonio alternativo mondiale.

La cifra è calcolata tenendo conto delle potenziali perdite per i fondi sommate ai possibili riscatti che l’industria dovrà affrontare nei prossimi mesi. Se la previsione dovesse essere confermata, il patrimonio totale degli hedge calerebbe di oltre il 37% a 750 miliardi di dollari, ovvero lo stesso livello del 2002.

Sempre secondo l’analista, intervistato da Wealth Bullettin, i gestori avranno pochi margini di manovra per trattenere i clienti, e l’unica chance è la riduzione delle commissioni di gestione dei fondi che tradizionalmente prevedono un costo del 2% sulle masse gestite, cui si aggiunge un prelievo del 20% sulle performance realizzate dal fondo (se ne esistono).

Settore differente ma profondamente intrecciato con gli hedge, è quello finanziario dove le prospettive non sono certe rosee.

Questa volta a parlare è Citigroup, attraverso lo studio Global Equity Strategy – Stress Testing. Secondo l’analisi, gli utili delle principali società finanziarie mondiali subiranno un calo del 41% entro la metà del prossimo anno, e addirittura scenderanno a zero nel peggiore degli scenari.

Lo studio sottolinea come tutte le previsione sugli utili aziendali per il settore siano troppo ottimistiche e che i titoli azionari di banche o società di investimento sono ancora dispendiosi rispetto il quadro generale economico.

L’analista allora vede un ritorno sull’equity del 3,5% per i finanziari entro il 2010, in calo rispetto il livello storico (nella parte bassa del range) del 5,9%. 

La stima si basa sull’analisi di precedenti crisi, come quella dei primi anni novanta e del 2000, quando il ritorno sull’equity era sceso all’8% da un picco storico del 14% (le stime si basano sul MSCI global trailing earnings index, una misura degli utili per azione nei prossimi 12 mesi, che ha toccato il suo picco nel quarto trimestre del 2007).

Gli utili del settore finanziario sono già calati del 67% dall’ultimo trimestre del 2007, pari ad una contrazione dei profitti di 317 miliardi di euro, numeri che riportano il settore indietro fino al 2003.

All’interno del settore finanziario, le banche sono state quelle meno colpite dalla crisi con un calo degli utili globali del 39% rispetto il picco del 2007, dato che va confrontato con una flessione del 109% per le società finanziarie diversificate (settore dominato dalle investment bank) e una flessione dell’82% per le compagnie assicurative globali.

Nonostante questi numeri negativi, Citigroup pensa che i titoli finanziari siano ancora sopravvalutati rispetto ad altri settori, questo perché gli utili non scontano ancora del tutto lo scenario futuro e ancora oggi trattano a multipli di 25 volte.

Ma c’è di peggio. Se lo scenario dovesse rivelarsi ancora più grigio, la casistica delle crisi precedenti potrebbe non rivelarsi più utile e questo porterebbe a nuovi cali. In questo scenario il ritorno del settore azionario nel futuro potrebbe scendere ad un 6% e quello sui titoli finanziari azzerarsi del tutto. 

Ad oggi il settore finanziario pesa per il 75% sugli utili globali, questi utili però potrebbero ridursi del 40% entro il 2010 o del 55% nel peggiore degli scenari.

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