Non è una professione per giovani

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di Denis Masetti 7 Luglio 2017 | 06:20
Da BLUERATING di luglio

Sono 55.575 i consulenti finanziari iscritti all’Albo, di cui solo 36.929 con mandato (gli altri non si sa cosa facciano), e poco più del 2% dei consulenti finanziari attivi in Italia ha meno di 40 anni.
 È evidente che l’accesso alla professione è molto complesso e costoso. Il fenomeno che ha visto negli ultimi anni una forte concentrazione in poche reti, spesso emanazione di grandi gruppi, ha reso il sistema molto solido e ridotto i rischi per gli investitori. Tuttavia si è persa in gran parte la connotazione imprenditoriale che è alla base di ogni iniziativa e che motivava migliaia di giovani a intraprendere la professione. Ogni anno solo poche migliaia di nuovi talenti si avviano alla professione e spesso non sono neanche giovani ma riconvertiti dal sistema bancario. Certo ridurre il turnover, controllare tutto, rendere alta l’asticella della burocrazia e con ciò l’accesso alla professione sono fattori motivati da ottimi propositi: dare stabilità al sistema e proteggere i risparmiatori.

 

Ma il ciclone Mifid 2 è in arrivo e con esso la vera rivoluzione: costi trasparenti, prodotti con costi di gestione sempre più bassi, minori commissioni di management fee. Risultato: i consulenti e i clienti marginali fuori dal sistema. In questi mesi si gioca una partita decisiva per il futuro della professione: si definiscono le regole di applicazione della normativa Mifid 2 e il governo, la Consob e l’Organismo per la tenuta dell’Albo determineranno l’operatività futura dei soggetti coinvolti. I risparmiatori che hanno perso tutto con le banche fallite di recente, benché sottoposte a migliaia di vincoli dalle autorità di controllo, non sono in attesa di regole, costi, burocrazia e inefficienza.
Serve solo un sano, equilibrato liberismo, con norme di mercato flessibili, un’informazione trasparente e poche regole rispettate.
Le modalità di controllo invece oggi sono enormi e solo in Italia si applica la regola degli esami che non finiscono mai. Crediamo di più nella professionalità e ridiamo valore al termine “imprenditorialità”, l’unico capace di creare professionisti validi ed utili al sistema.

E anche un po’ più giovani.

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