Mutui, ecco perché le banche spingono sul tasso fisso

A
A
A
di Alessandro Rossi 28 Maggio 2015 | 10:29

Il fisso è in crescita anche perché viene spinto agli sportelli bancari. Ecco per quale motivo

MUTUI, FALSA PARTENZA? – È ripartito il mercato dei mutui. Non è la profezia del solito politico ottimista per tornaconto, ma lo dice una rilevazione dell’Abi. Dal campione, composto da 78 banche, emerge che nel trimestre gennaio-marzo il valore complessivo dei nuovi mutui è stato di 7,897 miliardi rispetto ai 5,25 miliardi dello stesso periodo del 2014, con un incremento, calcolato su base annua, del 50,4%. Ma secondo un’altra rilevazione di MutuiOnline, nel primo trimestre di quest’anno le erogazioni di mutui a tasso fisso (52,5% del totale) hanno superato quelle a tasso variabile (43,9%) lasciando le briciole alla formula a tasso misto (3,8%) e variabile con cap (1,6%). Anche nelle richieste si evidenzia il sorpasso del fisso, passato dal 40,9% di fine 2014 al 64% mentre allo stesso tempo il variabile è scivolato dal 52% al 31,2%.

EFFETTO SURROGA – Attenzione, però. Dietro a questo trend rialzista si nasconde l’istituto della surroga, ossia la possibilità di poter spostare il proprio mutuo da una banca all’altra in cerca di tassi migliori. Le surroghe rappresentano il 62,6% dei nuovi mutui, mentre quelli per l’acquisto della prima casa (ossia i mutui “veri”) non raggiungono il 30% con la percentuale più bassa di sempre: meno della metà dell’anno d’oro 2005, quando i “prima casa” erano il 77%. Ricorre alla surroga chi paga troppo, dicevamo. E per troppo si intende un tasso superiore al 4%, visto che oggi non è difficile strappare un mutuo a tasso fisso al 3%. Già, il tasso fisso. L’Abi sostiene che nei primi tre mesi di quest’anno il variabile costituisce oltre un terzo delle erogazioni, mentre il tasso fisso, in costante crescita, l’altro terzo.

LA CRESCITA DEL TASSO FISSO – Il fisso è in crescita anche perché viene spinto agli sportelli bancari. È previsto infatti che la Bce rialzi i tassi intorno al 2020, cioè tra cinque anni. Nel caso di mutui decennali, per esempio, cinque anni a tasso fisso per la banca rappresentano un introito maggiore rispetto al variabile (che è ovviamente più basso); per i cittadini, invece, il tasso fisso può convenire se si prende un mutuo almeno a 20 anni. Per periodi più brevi, diciamo fino a 10 anni, meglio ancora il variabile.

Vuoi ricevere le notizie di Bluerating direttamente nel tuo Inbox? Iscriviti alla nostra newsletter!

Condividi questo articolo

NEWSLETTER
Iscriviti
X