Mediobanca, la sfida del private banking

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Luigi Dell'Olio di Luigi Dell'Olio 29 Gennaio 2018 | 09:07

La crescita nel private banking è uno dei punti focali del piano di sviluppo messo a punto dal gruppo Mediobanca. Attualmente Piazzetta Cuccia in questo segmento gestisce portafogli per circa 19 miliardi di euro e l’obiettivo è di incrementarli di 6 miliardi nel giro di tre anni.

Un traguardo ambizioso, che deve fare i conti con la concorrenza: un po’ tutti gli istituti finanziari italiani, a fronte dei tassi a zero in Eurolandia, stanno accelerando sul versante del risparmio gestito. Per battere la concorrenza e superare i limiti di partenza (gli analisti segnalano che Che Banca! ha un network di promotori ancora piccolo), il gruppo ha ristrutturato il business che si occupa di gestire i grandi portafogli. Il primo passo è stata  la fusione per incorporazione di Banca Esperia in Mediobanca (venendo meno come entità autonoma) e il lancio del nuovo brand Mediobanca Private Banking. Quest’ultima si occupa della clientela facoltosa italiana, con un focus particolari sui detentori di patrimoni non inferiori ai 5 milioni di euro, mentre la Compagnie Monegasque de Banque resta concentrata sull’estero.

 

La nuova organizzazione, nelle intenzioni del management, dovrebbe consentire una migliore segmentazione del mercato, con la possibilità di alzare il livello di personalizzazione. Tra i servizi sui quali si punta maggiormente,  oltre alle classiche gestioni patrimoniali, su asset reali (ad esempio l’immobiliare) e sulle soluzioni alternative. In quest’ultimo ambito rientra l’iniziativa del club deal, vale a dire una società che da una  parte ha un funding di 350 milioni tra i clienti del private banking (70 li ha immessi Mediobanca stessa)  e dall’altro investirà le risorse raccolte in società non quotate. Decisiva sarà poi la collaborazione con il corporate investment banking, considerato che la maggior parte dei clienti private è imprenditore. Dall’integrazione tra i due servizi si potranno recuperare quei margini altrimenti ridotti all’osso dalla crescente concorrenza e dall’evoluzione normativa.

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