Una banker italiana per Valeur

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Francesca Vercesi di Francesca Vercesi 30 Ottobre 2018 | 07:46

Gli insegnamenti di Albert Einstein sull’importanza di farsi continuamente domande possono tornare utili nella vita, così come nella professione. A maggior ragione oggi che sui mercati sta tornando lo spettro di una nuova grande crisi. Ne abbiamo parlato con Alida Carcano, partner di Valeur Asset Management, società indipendente di wealth management nata nel 2014 in Lussemburgo. Lo scorso anno ha aperto una branch a Milano con l’obiettivo di diventare in Italia un punto di riferimento nella gestione di grandi patrimoni. Le masse in gestione sono oltre 550 milioni di euro e i dipendenti nove.

 

Esiste un potenziale problema di liquidità dei mercati. Si sta tornando al 2008?

Non credo. Grazie all’ingente somma di denaro immessa dalle banche centrali nei mercat abbiamo vissuto un periodo di abbondante liquidità. Per evitare di incorrere in quella che nella teoria economica è definita la “trappola della liquidità”, ovvero quando la politica monetaria non riesce più ad esercitare alcuna influenza sull’economia reale (chiedere al Giappone per ulteriori informazioni!), le soluzioni adottate dalla Bce hanno fatto ripartire, se pur a velocità diverse, l’economia dei Paesi europei. Allo stesso tempo, però, hanno creato un esubero di liquidità, di cui il mercato non è ancora pronto a fare a meno. Tornare alla normalità non sarà facile; il percorso dovrà essere ben gestito dalla politica economica.

 

Come siete organizzati voi?

Valeur Asset Management è una società indipendente di wealth management nata sulla base di significative esperienze maturate negli ambiti del private e dell’investment banking. Al fine di supportare i clienti privati, persone fisiche e imprese, ma anche quelli istituzionali nella gestione del loro patrimonio, mettiamo a disposizione una piattaforma aperta di prodotti e servizi e una rete di professionisti altamente qualificati e specializzati anche in ambiti complementari alla gestione del patrimonio.

 

Lavorate quindi sulle specificità?

Sì. Il modus operandi della società è basato sul concetto del taylor made: ogni programma di investimento viene adattato alle diverse esigenze grazie all’operato di un team dalle competenze diversificate e forte di una pluriennale esperienza costantemente declinata alla visione globale dei mercati finanziari. Professionisti in house e partner esterni realizzano così rapporti sinergici con i clienti, ai quali vengono offerte soluzioni che esulano dallo standard e connotano Valeur Am come una vera e propria boutique dei mercati finanziari; dinamicità, velocità e forte flessibilità sono le peculiarità distintive del team. Le caratteristiche che ci contraddistinguono sono una struttura snella e l’assenza di conflitti di interesse. La prima favorisce la rapidità di esecuzione e un servizio di elevata qualità con i costi sotto controllo. La seconda è garantita dall’indipendenza della società stessa e permette di operare in una logica di boutique ad architettura aperta.

 

Su quali tematiche o ambiti si sta orientando il gruppo, se si guarda al futuro?

L’approccio di Valeur Am sia per quanto riguarda le gestioni patrimoniali, sia i fondi si sta orientando verso gli investimenti etici. Non si ragiona più in termini di allocazione per Paese, bensì per tematiche, con un occhio di riguardo alle società che con il loro operato rispettano le persone e l’ambiente. In quest’ottica la società ha lanciato ad aprile il fondo Hearth Ethical Fund, con il quale desidera soddisfare le esigenze di investimento di un vasto pubblico, inclusi nuovi player sempre più numerosi e facoltosi, quali i millennials e le donne.

 

Parliamo un po’ di lei come persona: quali sono i suoi interessi?

La mia carriera si è sviluppata nel private banking internazionale. Sono convinta che ciò che fa la differenza sia la passione: nella vita privata e nel lavoro. Sul secondo punto, la passione declinata ai mercati finanziari da un lato e ai clienti dall’altro, significa adottare un atteggiamento di completa apertura nei confronti di realtà dalle quali c’è sempre qualcosa da imparare. Ogni cliente è unico. Ogni famiglia, azienda, ha le proprie esigenze. La sfida è riuscire a offrire a ciascuno la soluzione migliore. Non per niente, il motto della società è una famosa frase di Albert Einstein: “L’importante è non smettere di fare domande”.

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