La dinasty dei Fossati

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Roberta Maddalena di Roberta Maddalena 21 Gennaio 2021 | 06:13

Dall’industria alla holding di partecipazioni, passando per le telecomunicazioni. È la parola della famiglia Fossati, il cui successo imprenditoriale è legato soprattutto alla Star, azienda alimentare lombardo. Un nome che deriva da quello della consorte del fondatore Regolo, Stella Pogliani. E così, anche se oggi non è più di proprietà familiare, di recente si è tornato a parlare molto dei Fossati, che come hanno riportato i maggiori quotidiani italiani hanno incassato nonostante la pandemia il dividendo di 500 milioni di euro, distribuiti in parti eguali per 125 milioni cadauno tra Marco, Giuseppe, Daniela e Stefania Fossati, i quattro eredi di Danilo Fossati, figlio di Regolo, che a fine 2006 hanno ceduto il 50% della società al gruppo spagnolo Agrolimen, presente già nel mercato alimentare con la società e il marchio Gallina Blanca.

 

La supercedola

Un risultato, quello della supercedola, raggiunto grazie all’utile di 524 milioni segnato nel 2019 dalla Findim Group, holding lussemburghese della famiglia Fossati. A quel tempo, il principale erede Marco Fossati, dopo la cessione dell’azienda di famiglia decide di investire massicciamente in Telecom Italia, si dice oltre un miliardo di euro, diventandone il più importante azionista privato. Mossa che non aveva certo lasciato indifferenti gli analisti, che avevano attribuito la scelta alla volontà di creare una grossa sinergia con gli spagnoli di Telefonica, sottovalutando che gestire un’azienda personale è cosa ben diversa che entrare in una public company. A un certo punto però, nel 2016 Findim esce da Telecom Italia con una perdita di 23,6 milioni. Ai tempi, promotore dell’operazione fu Gabriele Galateri, ed è noto a tutti che i due si conoscono almeno dai tempi in cui il gruppo alimentare brianzolo ha stretto una joint venture con i francesi della Danone e l’Ifil, finanziaria della famiglia Agnelli all’epoca gestita proprio da Galateri. Dopo l’alleanza, Star si prese il 4,8% della Danone e il 5% dell’Ifil. Siamo nel 1995, anno particolarmente funesto per la scomparsa di Danilo, seguito nel 2001 anche dalla scomparsa del fratello Luca, che porta il quartogenito Marco alla guida del gruppo.

 

In due è meglio
Carattere esuberante, Marco ha faticato non poco a inserirsi in un’azienda in cui vigeva la disciplina ferrea del capostipite il cui motto era: “Il primo a entrare in azienda e l’ultimo a uscire”. Proprio questa rigidità caratteriale conduce Marco a scappare in America, per l’esattezza in California, in giovane età. Qui inizia a frequentare la Ucla e a lavorare la sera: non vuole proprio saperne di lavorare per l’azienda di famigli e così firma persino una delega in bianco a favore del fratello Luca che il padre gli fa pervenire via posta. Ad ammorbidire la situazione ci pensa però proprio il fratello, e sarà proprio per lui che Marco rientrerà in Italia per lavorare sotto l’azienda di famiglia. Come prima mossa, i due fratelli al comando si ricomprano il 45% della Star dalla Danone. E si dividono quindi i rispettivi compiti: Luca si occupa di finanza e di tutte le attività della Findim, Marco si incarica di gestire l’azienda e dare un boost alla sua crescita internazionale. Quando Luca scompare in maniera prematura per un incidente aereo costato la vita a 118 persone nello scontro tra un Cessna, su cui si trovava l’erede dell’impero Star, e un aereo di linea a Linate per colpa della nebbia e della visibilità ridotta, le carte si rimescolano nuovamente, ponendo Marco davanti a una scelta difficile. Aiutato da Nicola Biase, ex banchiere e consulente del padre, l’imprenditore inizia a sgretolare l’impero familiare vendendo le partecipazioni minori. Poi, nel 2005, avvia un’asta per la vendita della Star e in pole position compare Eurazeo, la finanziaria dietro la quale ci sono ancora gli interessi di Lazard e Danone. Ma il prezzo non lo convince del tutto e quindi punta su una joint venture al 50% con gli spagnoli di Gallina Blanca a cui affida anche la gestione.

 

La crescita nel Secondo dopoguerra

Gli inizi del marchio italiano risalgono al 19 giugno 1948 a Muggiò, quando l’azienda si chiamava Stabilimenti Alimentari Riuniti. Regolo succede alla guida di una prima e più piccola azienda alimentare muggiorese al padre Fulvio Fossati. Fu un chimico sardo immigrato in Brianza, Giovanni Nughes di Santu Lussurgiu che, nel 1948, creò presso la STAR la ricetta del dado da cucina. Il prodotto ebbe talmente successo che il dado STAR fu immediatamente il più usato in Italia. Lo slogan recitava “Doppio Brodo Star” e il prodotto fu venduto in milioni di confezioni, tanto che Danilo Fossati diede a Nughes e alla sua famiglia una partecipazione azionaria e un bonus di una lira per ogni dado venduto. Dopo l’ingresso di Danilo Fossati, negli anni Sessanta la sede si trasferisce ad Agrate Brianza in un enorme stabilimento di 240mila metri quadrati, costruito usufruendo delle agevolazioni di una legge di quegli anni che prevedeva benefici fiscali a favore delle società industriali che si insediano in comuni ex-agricoli. La produzione inizia a spaziare in ogni campo dell’alimentare e negli anni settanta l’azienda viene acquisita dal gruppo Iri-Sme prima di essere poi ceduta a Findim, la finanziaria sotto l’egida di famiglia.

L’espansione negli anni ‘70

Negli anni ’70 nasce Pummarò, la prima passata di pomodoro prodotta a livello industriale in Italia, e Polpabella, polpa di pomodoro tagliata a cubetti che costituisce una vera novità nella storia dei condimenti al pomodoro. Questi sono gli anni del boom dei supermercati, che vedono Star imporsi come brand icona nelle cucine delle famiglie italiane. Arriviamo negli anni ‘80 e la Star si afferma come colosso dell’industria agroalimentare italiana acquisendo la proprietà del marchio Tigullio. Nel 2007 l’azienda entra a far parte di un nuovo gruppo multinazionale alimentare: Gallina Blanca Star, controllato al 100% dal gruppo Agrolimen, una delle maggiori realtà alimentari a livello internazionale. Oggi Star appartiene a GBfoods, un Gruppo che riunisce lo spirito imprenditoriale e innovativo che accompagna molteplici realtà alimentari e aziende locali da oltre 80 anni, presente in Spagna, Italia, Olanda, Russia, Repubbliche Csi, 30 paesi dell’Africa e Medio Oriente, con i prestigiosi brand Gallina Blanca, Star, Grand’Italia, Jumbo o Gino. Parlando di portafoglio, al momento STAR è proprietaria dei marchi Tigullio, Saikebon, Sogni d’Oro e Star Tea. Fino al 2005 è stata proprietaria del marchio Mellin, specializzato negli alimenti per neonati e nel 2008 ha ceduto il marchio Orzo Bimbo. Tra gli anni ’70 e gli anni ’80 la Star ha prodotto la Ciao Crem, una delle principali rivali della Nutella e, anche dopo la scomparsa dagli scaffali delle creme spalmabili, il marchio Ciao Crem fino al 2011 è stato utilizzato per una linea di preparati per dessert liquidi.

 

Il valore del brand

Nel 1950 il grafico Gino Pesavento disegnò il primo marchio aziendale: era formato da lettere imponenti, leggermente graziate e incorniciate; Pesavento disegnò nel 1952 anche il packaging del doppio brodo Star, che riportava sulla confezione la celebre donnina. Negli anni Sessanta Augusto Maestri rinnovò il marchio utilizzando un carattere più standard, inserito in una cornice simile a quella delle vecchie insegne di trattoria, che richiamavano alla memoria un sentimento di familiarità e di calore. Nel 1988, per l’esigenza di una maggiore modernità, il marchio venne ulteriormente arricchito: il rosso rappresentava il colore dominante dell’azienda e il verde quello del suo prodotto leader, il dado. Entrambi richiamavano la tradizione tutta italiana del marchio; appariva anche una fascia degli stessi colori in cui viveva la scritta “prodotti alimentari”. L’anno successivo fu quello dell’intesa con il gruppo Danone. Si doveva cambiare immagine, ancora una volta. Nel 1991 il restyling venne affidato a Landor Associates: il lettering diventa rosso su fondo bianco, studiato per garantire una più semplice leggibilità, e l’evoluzione della cornice, ora disegnata con un filo verde sagomato agli angoli, si sviluppa in orizzontale tramite una fascia gialla e verde. Nel 2002 il marchio subisce un ulteriore cambiamento: viene eliminata la fascia bicromatica, la cornice risulta più minimal e il lettering viene arrotondato alle estremità. Nel 2013, infine, il restyling di Vittorio Mancini & Associati.

 

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