Frick (Loomis, Sayles & Company) : “Perché i bond emergenti hanno ancora appeal”

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Per il gestore dell’affiliata a Natixis Global Asset Management il debito degli emerging market può dare ancora soddisfazione agli investitori.

Andrea Telara di Andrea Telara15 marzo 2017 | 11:38

“Quanto rende un Btp a dieci anni”? Peter Frick (nella foto), portfolio manager di Loomis, Sayles & Company, società di investimenti con sede a Boston, fondata nel 1926 e e oggi affiliata al gruppo Natixis Global Asset Management, parte da questo interrogativo per spiegare il perché, secondo lui, le obbligazioni dei paesi emergenti sono oggi molto appetibili per gli investitori, in particolare quando si tratta di emissioni corporate. Frick cura le strategie di due diversi fondi specializzati proprio nei bond collocati sugli emerging markets, dal Messico alla Cina, passando per la Russia, l’India o la Turchia. Il primo fondo si chiama Loomis Sayles Emerging Debt and Currencies Fund e investe in obbligazioni dei paesi emergenti denominate in valuta locale. L’altro prodotto si chiama invece Loomis Sayles Short Term Emerging Markets Bond e investe in emissioni dei paesi emergenti denominate in dollari e con scadenza breve, nella maggioranza dei casi inferiore a 3 anni, con una duration media del portafoglio di 2,38 anni.

Questa struttura “corta”del portafoglio del fondo, a detta di Frick, lo rende attraente per gli investitori italiani che, nel segmento obbligazionario, devono oggi barcamenarsi con tassi d’interesse sotto zero e con cedole ridotte al lumicino. Tornando all’interrogativo di partenza, dunque, il gestore ricorda come in Italia soltanto i Btp con scadenza superiore a 10 anni danno attualmente un interesse superiore al 2%. “Un investitore che si posiziona su durate ultradecennali”, ricorda però Frick, “ si espone in maniera eccessiva al rischio di perdite nel caso di un rialzo dei tassi di interesse ”. Con il fondo Loomis Sayles Short Term Emerging Markets Bond, invece, si ha una doppia opportunità. Innanzitutto, con questo prodotto è possibile posizionarsi su dei titoli obbligazionari che hanno rendimenti ben più alti di quelli europei e italiani (in media ampiamente sopra il 3%), visto che nei paesi emergenti i tassi d’interesse sono più elevati. Nello stesso tempo, la durata non troppo lunga dei bond presenti nel portafoglio li rende meno vulnerabili a uno scenario di rialzo del costo del denaro. “Infine”, dice ancora il gestore, “non va dimenticato un particolare importante: oltre il 60% delle emissioni presenti nel portafoglio del fondo hanno un rating medio-alto, superiore all’investment grade (la Tripla B ndr)”. In pratica, la maggior parte dell’asset allocation di questo prodotto ha un profilo di rischio uguale o migliore rispetto al debito italiano.

Gli asset attualmente in gestione nel portafoglio di Loomis Sayles Short Term Emerging Markets Bond ammontano a circa 450 milioni di dollari e sono ripartiti su oltre 200 titoli di ben 15 paesi emergenti diversi. Più contenute sono invece le dimensioni dell’altro prodotto gestito da Frick, il Loomis Sayles Emerging Debt and Currencies Fund, che ha circa 45 milioni di dollari di asset. Chi acquista questo secondo fondo, denominato nelle valute locali in cui sono emessi i titoli, si espone dunque al rischio di cambio rispetto alle monete dei paesi emergenti. Tuttavia, secondo Frick, anche questo prodotto offre oggi opportunità di guadagno agli investitori poiché gran parte delle divise degli emerging markets sono sottovalutate rispetto alle medie storiche.


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