Chris Iggo (Axa IM): cosa succederà sui mercati obbligazionari nel 2015?

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Il cio e responsabile obbligazionario Europa e Asia per Axa IM consiglia: all’inizio del prossimo anno aumentare l’esposizione al comparto high yield e del debito dei mercati emergenti. Ecco perché.

di Redazione30 dicembre 2014 | 13:30

IL CROLLO DEI PREZZO DEL PETROLIO – In un periodo molto volatile per i mercati del reddito fisso come quello attuale, high yield e mercati emergenti mostrano una profonda debolezza. Ma cosa dobbiamo aspettarci dai mercati obbligazionari nel 2015? Prova a rispondere Chris Iggo (nella foto), cio e responsabile obbligazionario Europa e Asia per Axa Investment Managers. “Il tracollo del prezzo del petrolio ha un impatto diretto sul flusso di cassa previsto per le imprese con obbligazioni high yield (principalmente negli Stati Uniti) e i paesi produttori di petrolio (Russia e Venezuela). Il contagio di altri segmenti del mercato high yield e dei mercati emergenti si è manifestato attraverso massicci disinvestimenti, anche tra le imprese e i paesi che beneficerebbero del calo del prezzo del petrolio. Pertanto, l’avversione al rischio in questo finale d’anno sta provocando forti dislocazione dei prezzi, aggravate dalla bassissima liquidità sul mercato. Per i primi otto mesi del 2014 abbiamo creduto che il mercato del reddito fisso nel suo complesso fosse costoso e che si potessero rilevare poche opportunità di valore in un mercato condizionato dalla liquidità immessa dalle banche centrali. Oggi non è più così: gli spread del credito high yield e dei mercati emergenti sono aumentati molto, soprattutto nelle ultime due settimane, mentre i rendimenti dei governativi core scambiano su livelli più bassi, nonostante il potenziale miglioramento della crescita economica globale nel 2015. Se guardiamo al prossimo anno, ci sono tre temi su cui vorremmo concentrarci poiché sono i fattori chiave della performance nel mercato obbligazionario”.

LA DIVERGENZA DELLE POLITICHE MONETARIE – “Il primo tema che riguarda la divergenza delle politiche monetarie ci accompagna da tempo. Nel 2015 la Federal Reserve probabilmente alzerà i tassi d’interesse, così come la Banca d’Inghilterra. Nel contempo, la Banca Centrale Europea e la Banca del Giappone adotteranno una politica accomodante e continueranno ad ampliare il proprio stato patrimoniale con l’acquisto di titoli sovrani e strumenti privati. Si è discusso molto su quale sarà il tasso di interesse finale nel prossimo ciclo economico e le curve dei rendimenti in questo momento non scontano un tasso molto alto. Eppure i tassi di interesse negli Stati Uniti saranno più alti rispetto a Europa e Giappone, certamente per i titoli con orizzonte 1-2 anni. Consideriamo abbastanza probabile un Quantitative Easing sui titoli sovrani da parte della BCE nei prossimi 6 mesi, che potrebbe contribuire a un ulteriore ampliamento dei Treasury: spreadsui Bund a 10 anni a 180 punti base rispetto al livello attuale di 140 punti base. Ciò implica anche un rafforzamento del dollaro. Da questi sviluppi potrebbe emergere anche un allontanamento dal reddito fisso in Europa a favore degli Stati Uniti, sia nei governativi sia in altri settori del credito”.

LE FORZE CHE MANTENGONO I RENDIMENTI SU BASSI LIVELLI – “Il secondo tema è più a lungo termine. La domanda globale resta bassa a seguito della crisi finanziaria e del livello del debito nelle economie emergenti e sviluppate. La stretta fiscale, il deleveraging bancario e un comportamento più prudente da parte di consumatori e imprese sono i responsabili di questo divario della domanda. Ne deriva un eccesso di risparmio rispetto agli investimenti, il crollo dei prezzi delle commodity su scala globale e un eccesso di liquidità immessa dalle banche centrali per contrastare la deflazione. Tutti questi fattori hanno contribuito ai bassi rendimenti obbligazionari. Nel 2015 cambierà la domanda potrebbe essere stimolata dal calo del prezzo del greggio nelle economie importatrici di petrolio poiché consumatori e imprese beneficeranno della forte riduzione dei costi dell’energia che alimenterà i consumi e contribuirà a ridurre il debito. Il divario sul fronte della domanda potrebbe quindi ridursi un po’. Il rovescio della medaglia sta nel fatto che diminuirà l’avanzo positivo dei produttori di petrolio. Ciò significa un calo dei flussi di capitale provenienti da paesi come la Russia e il Medio Oriente. Nel complesso, a fronte delle dinamiche demografiche, il rapporto tra risparmi globali e investimenti probabilmente non cambierà molto. Infine, sappiamo che la liquidità delle banche centrali continuerà ad affluire sul mercato. Dopo diversi Quantitative Easing le banche centrali possiedono il 20-30% dei titoli di stato in circolazione, ma gli acquisti non sono ancora finiti, quindi la percentuale sarà anche più alta”.

IL SEGMENTO HIGH YIELD E DELLE OBBLIGAZIONI EMERGENTI –
La domanda carente e le dinamiche demografiche nel lungo periodo implicano che la richiesta di obbligazioni di alta qualità resterà robusta e che c’è un limite al possibile rialzo dei rendimenti obbligazionari. Prevediamo che la Federal Reserve aumenti i tassi d’interesse il prossimo anno e che la crescita negli Stati Uniti sarà robusta, tuttavia stimiamo soltanto un aumento dei rendimenti dei Treasury negli Stati Uniti al 3%. Pertanto crediamo che la caccia al rendimento riprenderà all’inizio del 2015. Per questo motivo riteniamo che vada preso in considerazione un aumento dell’esposizione al comparto high yield e del debito dei mercati emergenti all’inizio del prossimo anno. In base alle nostre stime, ci aspettiamo le migliori performance nei seguenti segmenti: high yield USA e Europa, i Periferici e nelle obbligazioni in valuta forte dei mercati emergenti.

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