Bankitalia: Italiani fedeli alle Poste e ai bond

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di Marcella Persola 16 Dicembre 2009 | 10:10
Cala la ricchezza delle famiglie italiane che possono contare però, anche se in modo più marginale, su capital gain e risparmio. Cambia la composizione del portafoglio, meno azioni e fondi comuni e più bond e risparmio postale.

Nonostante la ricchezza complessiva delle famiglie italiane sia diminuita dell’1,9% tra il 2007 e il 2008 per un valore totale di 161 miliardi, gli italiani continuano a poter contare sul risparmio.

Dal report pubblicato da Bankitalia emerge che nel 2008 la ricchezza netta delle famiglie italiane, cioè la somma di attività reali
(abitazioni, terreni, ecc.) e attività finanziarie (depositi, titoli, azioni, ecc.), è stata pari a circa 8.284 miliardi. Il dato è in diminuzione d circa 161 miliardi, ed ha risentito della rilevante riduzione delle attività finanziarie (-8,2%) e di un aumento delle passività (3%).

E il 2009 non mostra segnali di miglioramento. Infatti secondo stime preliminari nel primo semestre la ricchezza netta delle famiglie sarebbe rimasta sostanzialmente invariata. Comunque la variazione della ricchezza in termini reali può essere attribuita a due componenti: i capital gains, che esprimono le variazioni dei prezzi delle attività reali e finanziarie, al netto di
quella parte attribuibile al deflatore dei consumi, e il flusso di risparmio. I capital gains nel 2008 sono stati negativi per circa 521 miliardi, principalmente per effetto della forte contrazione dei corsi azionari avvenuta nel corso dell’anno; il risparmio delle famiglie è
risultato invece positivo e pari a circa 88 miliardi di euro.

Ed è stato proprio il risparmio che ha contribuito alla crescita della ricchezza netta nel periodo tra il 1995 e il 2008. Il dato parla di un incremento del 60% contro il 40% dei capital gains. Il risparmio, che negli ultimi anni si è attestato attorno all’1% della ricchezza netta, ha fornito un contributo alla crescita della stessa con una variabilità più ridotta di quella dei capital gains.

Cala rispetto agli anni precedenti il rapporto tra ricchezza netta e reddito disponibile lordo che nel 2008 è stato pari a 7,6, mentre negli anni più recenti era 6 nel 1995, 7 nel 1999, 7,9 nel 2006 e 8 nel 2007. Alla fine del 2008 la ricchezza netta per famiglia risulta pari a circa 348 mila euro.

Per quanto riguarda le attività reali dall’indagine della Banca Centrale Italiana emerge che alla fine del 2008 le attività reali rappresentavano circa il 69% della ricchezza netta (5.715 miliardi di euro), le attività finanziarie circa il 41% (3.374 miliardi di euro)
e le passività finanziarie circa il 10% (805 miliardi di euro). Rispetto ai precedenti anni la quota di ricchezza netta in attività reali è cresciuta, mentre quella detenuta in attività finanziarie ha subito una riduzione. La crescita della quota in passività finanziarie è stata
lenta ma costante.

E andando a vedere come è stata investita tale ricchezza si evince che alla fine del 2008 la ricchezza in abitazioni detenuta dalle famiglie italiane ammontava a circa 4.700 miliardi, corrispondenti a circa 196.000 euro in media per famiglia. La ricchezza in abitazioni, a prezzi correnti, è cresciuta tra il 2007 e il 2008 di circa il 2,8% (circa 127 miliardi),

Alla fine del 2008 il 43,8% delle attività finanziarie era detenuto in obbligazioni private, titoli esteri, prestiti alle cooperative, azioni, partecipazioni e fondi comuni di investimento. Il contante, i depositi bancari e il risparmio postale rappresentavano meno di un
terzo del complesso delle attività finanziarie, mentre la quota investita direttamente dalle famiglie in titoli pubblici italiani era pari a poco più del 5%.

Tra il 2007 e il 2008 si è registrata una ricomposizione dei portafogli delle famiglie verso forme di investimento meno rischiose e più liquide. La quota di ricchezza finanziaria detenuta in depositi bancari e in risparmio postale è cresciuta, infatti, di quasi 4 punti percentuali; anche quella delle obbligazioni private è salita di 2,5 punti percentuali, passando dal 10,9 al 13,4%. Per converso, l’ammontare detenuto in azioni e fondi comuni è diminuito, rispettivamente, di 7,1 e 2,3 punti percentuali in rapporto al totale delle attività finanziarie, accelerando una tendenza iniziata fin dal 2000.

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