Consulenti – L’indipendenza, oggi, è un must

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di Redazione 26 Maggio 2011 | 09:30
Ecco la view sul settore di Massimo Scolari, segretario generale Ascosim.

Conclusasi a fine aprile il periodo di consultazione pubblica della bozza di documento relativo ai requisiti delle società di consulenza finanziaria (Srl e Spa) sembra avvinarsi il momento per assistere, dopo anni di tentennamenti, al decollo dell’attività di consulenza finanziaria in Italia, con la nascita, da tempo auspicata, di un Albo nazionale di categoria. Bluerating ha chiesto a Massimo Scolari, segretario generale di Ascosim (l’associazione italiana delle Sim di consulenza) quanto ancora si dovrà attendere e che prospettive, a breve e medio termine, possono essere identificate per questa nuova attività professionale. “Siamo in attesa del definitivo via libera del ministero dell’Economia e Finanze – esordisce Scolari – che dopo aver raccolto le varie osservazioni dovrebbe a breve pubblicare il documento definitivo”. A quel punto, probabilmente, toccherà alla Consob rivedere il proprio regolamento valido per la consulenza finanziaria erogata da persone fisiche, approvato con la delibera n. 17130 del 12 gennaio 2010, poi dovrebbe venire costituito l’Organismo cui spetterà la tenuta dell’Albo e il meccanismo inizierà a mettersi in moto. “Sarà un momento importante, che auspichiamo possa avvenire quanto prima (si prevede che l’Organismo possa venir costituito tra la fine di quest’anno e gli inizi del 2012, ndr), anche perché sono molte le realtà che stanno attendendo di conoscere come operare per valutare se far partire o meno questa attività in Italia” spiega Scolari, che poi nota come la costituzione dell’Organismo non significherà immediatamente la piena operatività dell’Albo medesimo in quanto sarà necessario un periodo transitorio in cui curare l’organizzazione dell’Albo, le procedure per gli esami di stato e i corsi di preparazione.

Ma chi, in concreto, potrebbe essere coinvolto in questa nuova attività professionale? Si tratta potenzialmente di un numero molto elevato di soggetti che l’attuale definizione di consulenza Mifid non ha ancora fatto emergere, visto che la stessa è rimasta labile, pur essendo richiesta una personalizzazione del servizio e che la consulenza venisse svolta in relazione a strumenti finanziari” spiega l’esperto, che aggiunge: “inizialmente lo sforzo andrà indirizzato al far emergere persone e società che già operano in una situazione di “vacatio legis” che appare poco positiva per la tutela sia della professione sia del pubblico risparmio.

L’Albo dei consulenti finanziari i n d i p e n d e n t i potrà dunque garantire la riduzione di quella “asimmetria” esistente a livello di informazioni e capacità di analisi tra chi crea prodotti finanziari sempre più complessi e chi è interessato a utilizzarli ma, pur essendo un investitore istituzionale, non ha gli strumenti per valutarli correttamente?
Suggerirei “provocatoriamente” di rendere il ricorso a consulenti indipendenti obbligatorio, almeno per alcuni soggetti, nell’ambito dell’assunzione di decisioni in materia finanziaria. Una obbligatorietà che non vorrebbe dire l’ennesima “riserva” di legge per una nuova casta professionale e il riconoscimento di un ruolo di tutela del risparmio. Tutela che appare sempre più necessaria, se è vero come ha dichiarato la Consob nella sua ultima relazione annuale, che stanno tornando a crescere le emissioni di obbligazioni strutturate e stante la forte resistenza da parte di fondi hedge e società di investimento specializzate in strumenti alternativi ad accettare l’introduzione di nuove norme vincolanti e più trasparenza. Insomma, l’acquisto di prodotti derivati non è di per sé un male, a patto che sia fatto da investitori consapevoli.

Ma come, concretamente, sarà possibile sviluppare la consulenza indipendente in Italia? È necessario basarsi su una contrattualistica ad hoc e sviluppare rapporti di fiducia reciproca tra consulenti e clientela. Penso che la consulenza si svilupperà a medio termine, via via che i rapporti si andranno consolidando. Noi abbiamo chiesto che le società di consulenza, rimanendo indipendenti, possano fare consulenza ad altri intermediari. Sarà ora necessario vedere l’atteggiamento che al riguardo assumeranno le banche, che in questo periodo sembrano intenzionate ad attrezzarsi per poter svolgere questo servizio nei confronti della propria clientela. Tuttavia visto la storia e la specializzazione funzionale degli istituti di credito italiani, non penso si arriverà ad una consulenza in mano solo alle banche, per cui tra consulenti indipendenti, sia persone fisiche sia società, e istituti di credito auspico e ritengo utile che possa svilupparsi un rapporto di collaborazione più che di concorrenza.

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