Azimut, un’Idra a 5 teste

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Andrea Giacobino di Andrea Giacobino 29 Aprile 2019 | 08:30
FTfm critica la nuova governance della rete. Ma Giuliani la difende: “I 5 co-ceo hanno tutti raggiunto obiettivi importanti. Il nostro DNA? L’indipendenza”.

Un’Idra a cinque teste. Così FTfm definisce oggi, non senza qualche critica, la nuova corporate governance di Azimut Holding presieduta da Pietro Giuliani (nella foto) scaturita dall’assemblea degli azionisti di settimana scorsa della rete quotata di consulenti finanziari e private banker (vedi notizia). Nel nuovo board infatti Gabriele Blei sarà ceo affiancato dai co-ceo con deleghe specifiche Paolo Martini (marketing), Alessandro Zambotti (amministrazione e finanza), Massimo Guiati (distribuzione) e Giorgio Medda (asset management).

“Leadership congiunte nel risparmio gestito – scrive FTfm – non sono popolari presso gli investitori e gli specialisti di governance per gli scontri potenziali sulle strategie fra i co-ceo”: il magazine cita gli esempi delle co-leadership di breve durata a Standard Life Aberdeen e Janus Henderson e l’opinione di Gianluca Ferrari, analista di Mediobanca, che si dice “scettico” sulla nuova corporate governance di Azimut aggiungendo che i regolatori potrebbero non trovarla appropriata e che sarebbe stato meglio scegliere un solo nuovo ceo e di alto profilo.

Giuliani rigetta le critiche e spiega che “i 5 co-ceo hanno ciascuno alle spalle una lunga serie di obiettivi raggiunti”. FTfm ricorda poi la recente ripresa del titolo in borsa, che oggi vede Azimut capitalizzare 2,4 miliardi di euro e che comunque resta ancora “sottovalutato” per Giuliani. “Il DNA di Azimut – dice ancora il presidente – è di essere indipendenti. Non vedo come qualsiasi operatore italiano possa presentare un’offerta di acquisto che possa costruire valore per i nostri azionisti”, che includono com’è noto in primo luogo i 1.900 cf e banker.

 

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