Il Ramadam rallenta la borsa di Baghdad

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Biagio Campo di Biagio Campo 1 Settembre 2011 | 08:30
Andamento piatto per il Babylon Fund a luglio, favorito dalla sospensione di numerosi titoli. Con l’autorizzazione di 4 nuovi istituti sale a 35 il numero totale delle banche private in Iraq.

A luglio le negoziazioni nella piazza finanziaria irachena (ISX) si sono attestate a 45 miliardi di dollari, in calo rispetto al picco di 85 miliardi registrato a giugno. Il dato è comunque positivo considerando la festività del Ramadan ed il fortissimo caldo che ha contraddistinto l’estate; inoltre la presenza di operatori stranieri è a livelli storicamente alti, attestandosi sopra il 20 per cento.

Il paese sta gradualmente aumentando la propria integrazione con il sistema economico internazionale, sebbene vi siano numerosi problemi nel settore bancario che, nazionalizzato nel 1964, vede ancora oggi una predominante presenza di società statali ed una grave carenza a livello di infrastrutture. L’attività delle banche private è limitata ai servizi di deposito ed ai finanziamenti personali. I due principali istituti a controllo statale, Rafidain e Rashid, operano in una sorta di monopolio in numerosi settori. Secondo recenti stime le banche a controllo governativo detengono l’87 per cento dei depositi, inoltre, per limitare i fenomeni di corruzione, da due anni le istituzioni pubbliche non possono interagire con gli istituti privati.

Lo scorso 12 luglio la Banca Centrale ha fornito l’autorizzazione preliminare a 4 nuovi istituti, che dispongono di un capitale di 250 miliardi di dinari iracheni (212 milioni di dollari). Con i nuovi ingressi sale a 35 il numero totale delle banche private in Iraq, escludendo le 7 filiali di istituti esteri che operano nel paese, tuttavia le società finanziarie locali non possono dialogare pienamente con le controparti internazionali in quanto non dispongono di appositi sistemi elettronici. Sono solo 8 le banche in grado di offrire servizi di bancomat e carte di credito, mentre non esiste un circuito interbancario e nessun istituto è in grado di eseguire pagamenti internazionali.

Lo scorso mese il Babylon Fund, della casa indipendente Godvig Capital, il primo fondo al mondo che ha permesso di investire nelle azioni large cap quotate alla borsa di Baghdad (ISX), ha ottenuto un rialzo dello 0,3 per cento, rispetto al calo dello 0,2 per cento dell’indice, che ha quindi battuto i listini dei mercati emergenti (-0,7%), di frontiera (-2,6%) ed arabi (-2,7%). Tuttavia il dato va letto alla luce della temporanea sospensione di 16 tra i 25 principali titoli azionari.

Partito ad inizio 2007 con un valore di 1.000 dollari il comparto
, domiciliato alle British Virgin Island, è ora attorno a 1.416 dollari. L’investimento minimo iniziale è di 100.000 dollari, che si riduce a 10.000 per gli investimenti successivi. Il Babylon Fund ha in portafoglio titoli finanziari (53%), industriali (10%), energetici (9%), hotels (9%), e appartenenti ad altri settori (19%). I maggiori rialzi del fondo sono stati registrati grazie all’operatività di breve termine su Mamoura Real Estate e Iraqi Middle East Bank. La componente azionaria è pari al 93 per cento, la liquidità si attesta al 7 per cento.

Nelle prossime settimane verrà presentato uno sviluppo tecnologico da parte di Direct FN, che consentirà alla borsa di Baghdad di fornire, in tempo reale, i dati di mercato su cellulari, televisioni, media e siti Internet internazionali, aumentando la trasparenza e l’attenzione sulla piazza finanziaria.

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