Investimenti, se il bond non è poi così green

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Marcello Astorri di Marcello Astorri 29 Maggio 2019 | 08:35
Il mercato dei green bond varrà 500 miliardi di euro a fine 2019. Ma attenti al fenomeno del greenwashing

L’ondata dei green bond ha raggiunto nel 2018 la quota monstre di 420 miliardi di euro, superando in dimensione asset class obbligazionarie come i bond convertibili e l’high yield europeo. Ma dietro questo trend che pare inarrestabile, si nasconde anche  il fenomeno del greenwashing: chi emette obbligazioni per finanziare progetti ecosostenibili, ma, al contempo, svolge attività che danneggiano l’ambiente. Di questo e di altri argomenti si è parlato al convegno organizzato a Milano da NN Investment Partners, asset manager olandese che gestisce circa 260 miliardi di euro nel mondo, protagonista di un mercato che nel 2019 è previsto in ulteriore espansione a 500 miliardi, con un +42% fatto segnare solo nel primo trimestre.

Un successo, quello dei green bond, che riguarda soprattutto l’Europa (che ha il 61% della quota globale, l’Italia da sola ha il 2,6%). Il bond verde piace anche agli Stati: basti pensare che il governo olandese ha emesso il suo primo titolo governativo di questo tipo, registrando 6 miliardi di richiesta a fronte di una domanda di 21 miliardi. Durante il panel di discussione, moderato dalla giornalista di Sky Mariangela Pira, sono intervenuti manager di Snam, Enel, Ferrovie Dello Stato ed Erg. Tutte società quotate che ricorrono ai green bond per finanziare progetti con impatti misurabili sull’ambiente.

Opportunità e rischi per gli investitori

Chi investe in green bond ha la possibilità di misurare l’impatto del proprio investimento sull’ambiente. Ad esempio, nel caso del NN (L) Green Bond Fund, una delle strategie green bond più grandi al mondo, per ogni milione di euro investito nel fondo, vengono risparmiate emissioni di Co2 equivalenti alle emissioni medie annue di 235 autovetture, mentre la capacità di energia rinnovabile aggiunta equivale a 63 turbine eoliche.

Dietro il forte boom di emissioni di green bond, per continuare a coniugare performance e sostenibilità, è necessario che gli investitori si dotino di strumenti idonei alla selezione degli emittenti.  Un approccio rigoroso deve includere necessariamente uno screening dei progetti finanziati e una valutazione accurata della visione strategica di lungo termine dell’emittente in chiave ambientale, anche ricorrendo a pareri terzi e a studi super partes. Nel selezionare un green bond, l’industria fa riferimento ai parametri individuati dai Green Bond Principles (tipologia di progetti finanziabili, gestione dei profitti e reportistica) e alle linee guida della Climate Bonds Initiative, che offrono più chiarezza su come ogni tipo di progetto sia conforme a un aumento di temperatura massimo di 2 gradi entro il 2100, come previsto dall’Accordo di Parigi del 2015.

“Per noi questo rappresenta lo standard minimo, ma certo non sufficiente, essendo convinti che una maggiore trasparenza sui progetti possa contribuire ad alimentarne ulteriormente la domanda” – ha dichiarato Bram Bos, lead portfolio manager green bonds di NN Investment Partners. “In NN IP implementiamo anche un sistema di screening indipendente per valutare il profilo più ampio dell’emittente e la coerenza dell’obbligazione con la strategia della società. Se una banca emettesse un green bond per finanziare progetti di energia rinnovabile, ma allo stesso tempo stesse aumentando i prestiti in favore di società o progetti legati ai combustibili fossili, quanto sarebbe credibile il suo green bond?” – la chiosa dell’esperto di obbligazioni verdi di NN IP.

Per queste ragioni, in virtù dell’approccio di NN IP nel campo dei green bond, il team di investimento della società a volte decide di escludere emissioni di rilievo per ragioni diverse dall’obbligazione in sé, tra le quali la scarsa trasparenza del progetto e l’operatività in settori ritenuti controversi e in contrasto con i valori sottostanti al green bond. Ad esempio, NN IP non investe in obbligazioni verdi di aeroporti, perché indirettamente supportano un’industria ad alta intensità di carbonio.

“La responsabilità è il fulcro di quello che facciamo – ha sottolineato Adrie Heinsbroek, principal for responsible investing di NN Investment Partners – e da sempre assumiamo il ruolo di investitore sostenibile con grande serietà.  Tutte le obbligazioni presenti nel nostro portafoglio green bond devono offrire un contributo positivo misurabile attraverso gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite (SDG) come principio guida; al contempo, dedichiamo importanti risorse al costante aggiornamento del nostro sistema di screening interno che viene applicato a un universo di green bond globale: siamo convinti che sia possibile individuare opportunità sostenibili e promettenti nei luoghi più impensabili e ci impegniamo a localizzarle, ovunque si trovino, per inserirle in portafoglio”.

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