Asset allocation: occhio al reflation trade

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di Redazione 18 Febbraio 2021 | 15:16

Di seguito un commento sui mercati azionari a cura di Nadège Dufossé, Head of Cross Asset Strategy di CANDRIAM.

I mercati azionari continuano a salire con gli asset risk che sono sostenuti dalle aspettative di nuovi stimoli non solo negli Usa ma anche in altre parti del mondo. La distribuzione del vaccino prosegue con un buon ritmo nel Regno Unito, negli Stati Uniti e in Israele, con più del 30% della popolazione che ha ricevuto la prima dose. Nonostante l’introduzione di nuove misure di lockdown, la maggior parte delle economie è ancora in espansione. Mentre la ripresa prosegue il suo corso il reflation trade presenta ulteriore margine di crescita. Tuttavia, le prossime settimane potrebbero riservare delusioni sul fronte dell’efficacia dei vaccini a causa delle diverse varianti del virus – e il rischio di un surriscaldamento del mercato USA nel secondo semestre.

Il reflation trade presenta ulteriore margine di crescita

Dato l’attuale contesto riteniamo che il reflation trade abbia ulteriore margine di crescita. La crescita economica sta accelerando, anche se con meno slancio. Alcuni Paesi hanno dovuto reintrodurre misure di lockdown nel breve termine e sebbene tutto ciò stia pesando sull’attività, la maggior parte dei Paesi è in espansione. Il Regno Unito sta registrando un maggiore rallentamento, ma era prevedibile.

Nel frattempo, gli Stati Uniti sono il primo paese al mondo in termini di crescita, sia strutturale che ciclica. Inoltre, nel Paese è previsto un ulteriore allentamento della politica fiscale. Il Presidente Biden ha alzato il l’asticella con una proposta di 1,9mila miliardi di dollari. L’attuale sussidio di disoccupazione di 300 dollari a settimana è disponibile per tutti i lavoratori che ricevono un’indennità di disoccupazione, come il precedente assegno settimanale di 600 dollari previsto dal CARES Act, che è decaduto lo scorso luglio. Poiché anche questo sussidio scadrà a metà marzo, l’amministrazione Biden sarà costretta ad accelerare i tempi. L’unica fonte di preoccupazione, almeno per le small e mid cap, è il probabile aumento dell’imposta sulle società.

In sintesi, la ripresa è in corso senza eccezioni, ma con velocità diverse a seconda delle regioni. Il contesto continua inoltre a favorire la rotazione verso titoli value nonché il rialzo dei tassi e i prezzi delle materie prime. Le condizioni finanziarie, sia della BCE sia della Fed, sono estremamente accomodanti e la forward guidance risulta solida. Per quanto riguarda l’impatto sui mercati finanziari, ciò potrebbe determinare il rialzo dei titoli azionari, l’aumento dei tassi, il ritorno della crescita e delle aspettative di inflazione. Inoltre l’impatto sarebbe maggiore sui Treasury USA rispetto ai Bund tedeschi.

La sfida principale per i mercati rimane la capacità dei vaccini di far fronte allo sviluppo di nuove varianti. Gli attuali vaccini sono stati creati pensando alle versioni precedenti del coronavirus, ma gli scienziati ritengono che dovrebbero funzionare anche con le nuove varianti, sebbene con minor efficacia. I primi risultati indicano che i nuovi vaccini, pur offrendo protezione contro le nuove varianti, sarebbero infatti leggermente meno efficaci.

La corsa contro il tempo tra la distribuzione dei vaccini e l’accelerazione dell’epidemia è quindi ancora in corso, e deve far fronte a ostacoli per il raggiungimento dell’immunità di gregge. La notizia è stata accolta piuttosto bene dai mercati finanziari, visto l’andamento degli indicatori del sentiment: in calo a fine gennaio, ma di nuovo in rialzo a inizio febbraio, con un picco di volatilità. Tutto questo non ha scoraggiato gli investimenti, infatti le analisi sul posizionamento nonché su afflussi e deflussi hanno indicato che ci sono ancora margini positivi per ulteriori afflussi sui titoli azionari, in particolare in Europa. Supponendo un calo della volatilità, potrebbe verificarsi una nuova ondata di investimenti.

Il mondo post-COVID

Nessuno è stato risparmiato dal coronavirus e dalle sue varianti. Senza dubbio questa crisi sanitaria avrà effetti duraturi su tutti.

Per quanto riguarda le aziende e i Paesi, il gap tra “vincitori” e “vinti” si è ampliato poiché alcuni si sono dimostrati più resilienti di altri nell’adattarsi e nell’affrontare le sfide poste dal virus.   In termini di resilienza regionale, e all’interno dell’Europa, esiste un divario di crescita tra la Germania e i Paesi che hanno gestito meglio la crisi sanitaria da un lato e Francia, Spagna e Italia (destinazioni turistiche dove le small e mid cap arrancano) dall’altro, dovuto alla loro governance o a debolezze intrinseche pre-crisi. Nei mercati emergenti, la Cina si distingue rispetto alle controparti.

La crisi sanitaria ha inoltre modificato i modelli di consumo. A nostro parere, tecnologia, distribuzione online, i settori che beneficiano di maggior spesa pubblica e salute sono da annoverarsi tra i vincitori. Inoltre identifichiamo la sostenibilità come un tema vincente, tra gli altri, in tutti i settori e le aziende che beneficeranno di spese governative strutturalmente crescenti con una maggiore attenzione agli aspetti sociali e ambientali. In Europa, il “Green Deal”, la lotta al cambiamento climatico e l’economia circolare aprono scenari interessanti. Anche negli Stati Uniti vi sono opportunità da esplorare, in particolare a seguito dell’ordine esecutivo firmato dal Presidente Biden che riporta gli Stati Uniti nell’Accordo di Parigi.

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