Asset allocation: cosa avere in portafoglio se l’inflazione risale

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di Redazione 23 Aprile 2021 | 14:04

“Progressi con i vaccini, graduali riaperture, ripresa dei consumi, continuazione delle politiche monetarie e fiscali espansive: la combinazione di questi fattori fa pensare a uno scenario post-pandemia di aumento dell’inflazione: gli investitori devono quindi calibrare il portafoglio bilanciando la propria prospettiva sull’inflazione e l’aspettativa del mercato“. L’avvertimento arriva da Alessandro Tentori, CIO di Axa IM Italia, che di seguito spiega nel dettaglio l’outlook e il modo migliore per posizionarsi sul mercato.

È da inizio anno che i mercati hanno spostato il loro focus sull’inflazione, o meglio sulle aspettative di inflazione, dato che l’inflazione misurata – per esempio la variazione annua dell’indice dei prezzi al consumo negli Stati Uniti – ha subito una accelerazione oltre la soglia del 2% solo nel mese di marzo. In media il CPI statunitense è cresciuto di 1,2% nel 2020, facendo registrare una lieve accelerazione a 1,7% nell’ultimo report di febbraio ma il quadro fornitoci dai TIPS decennali (cioè i Treasury indicizzati all’inflazione) è più aggressivo: l’inflazione breakeven è aumentata di ben 180 punti base a partire dai minimi di 0.55% riscontrati a marzo.

I benefici dell’investire in titoli indicizzati all’inflazione

Investire in titoli indicizzati all’inflazione offre protezione da una sorpresa di inflazione. Come le obbligazioni nominali, così anche quelle indicizzate all’inflazione hanno una sensitività al tasso d’interesse reale, poiché alla cedola viene aggiunta in maniera progressiva una componente d’inflazione proprio “per limitare questa sensitività.

Tuttavia, quando i tassi d’interesse salgono, tipicamente in una situazione di crescita dell’economia e di reflazione, anche le obbligazioni legate all’inflazione tendono a sottoperformare, sebbene meno rispetto alle obbligazioni nominali. Quindi l’utilizzo delle obbligazioni indicizzate espone l’investitore al rischio di duration.

Tipicamente, un aumento delle pressioni inflazionistiche comporta anche un rialzo dei rendimenti nominali sulle obbligazioni benchmark. Ecco quindi che un inflation-linked bond tenderà a performare meglio di un bond nominale, anche se la perfomance assoluta potrebbe risultare negativa, come per esempio dall’inizio di quest’anno. Se ci fosse una sorpresa d’inflazione ben oltre le aspettative del mercato, allora questa ulteriore inflazione andrebbe ad aumentare la performance delle obbligazioni inflation-linked (che salgono se sale l’inflazione o le aspettative).

Il portafoglio ideale oggi ha esposizione all’inflazione

È quindi importante calibrare il proprio portafoglio tenendo presente la propria view sull’inflazione (per esempio per i prossimi due anni) ma anche quale è l’aspettativa del mercato al riguardo. Il portafoglio di investimento ideale, in questo momento, ha una vita residua contenuta (e.g. 1-3 anni), un’esposizione a titoli indicizzati all’inflazione, così come un’esposizione al credito e al dollaro. Sarebbe inoltre auspicabile per i portafogli globali aumentare l’esposizione al mercato asiatico, e in particolare a quello cinese. In generale, infatti, l’esposizione al mercato obbligazionario cinese resta molto contenuta e aumentarla potrebbe essere una scelta di lungo termine che, molto probabilmente, pagherà.

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