Il 2017 dei mercati secondo Syz Asset Management

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di Andrea Telara 27 Dicembre 2016 | 08:49
L’incremento delle posizioni sul mercato americano, i settori di preferenza, la visione positiva sul debito emergente e i rischi da evitare. Ecco come costruire una asset allocation secondo il ceo Katia Coudray

Di seguito le peevisioni sul 2017 di Katia Coudray (nella foto), ceo di Syz Asset Management.

AMERICA DEL NORD – In termini di preferenze regionali, sono stati aumentati Stati Uniti e Canada sulla scorta del chiaro cambio di regime nella politica statunitense dopo la vittoria elettorale di Trump. L’annuncio di potenziali tagli alle tasse e investimenti nelle infrastrutture ha determinato una vivace performance sui mercati azionari Usa. Inoltre, ha catalizzato una rotazione settoriale di proporzioni epiche, con settori ciclici in impennata a fronte di settori difensivi di tipo obbligazionario ancora sotto pressione.

QUALI SETTORI – Da un punto di vista settoriale, si segnala il rally delle banche, poiché i titoli pro-ciclici e le misure orientate alla reflazione hanno fatto aumentare i tassi d’interesse, con conseguenti effetti positivi su questo segmento in ragione di una minore pressione sui margini. In aumento anche le assicurazioni, il cui reddito da reinvestimenti dovrebbe risalire sulla scia dell’incremento dei tassi d’interesse. Infine, i settori delle telecomunicazioni e dei servizi pubblici sono stati i più colpiti dalla tendenza alla reflazione di Trump, poiché gli investitori hanno privilegiato i titoli pro-ciclici.

REGNO UNITO: PROSPETTIVE MENO FAVOREVOLI – Le previsioni per le azioni del Regno Unito sono meno favorevoli visto il rally di buona parte del mercato azionario, nonché il miglioramento delle valutazioni imputabile alla debolezza della sterlina. L’ulteriore debolezza valutaria non è così scontata.

TENDENZE INCORAGGIANTI SUI MERCATI EMERGENTI –
Dopo sei anni consecutivi di rallentamento, la crescita del Pil cinese si è stabilizzata poco sopra il 6,5%, sostenuta da un ulteriore deprezzamento della valuta e da condizioni di credito più favorevoli. La Russia è tornata a crescere, grazie al rimbalzo dei prezzi del petrolio. Il Brasile attraversa ancora la peggiore recessione degli ultimi trenta anni, ma l’economia sta risalendo grazie a una politica fiscale più ragionevole, che permette alla banca centrale di allentare i tassi d’interesse. Nel frattempo, la crescita dell’India viene tuttora alimentata da positive dinamiche demografiche e legate alla produttività, con il recente shock dovuto alla demonetizzazione che probabilmente produrrà soltanto effetti temporanei. Nel complesso, le tendenze economiche nel mondo emergente sono incoraggianti e decisamente migliori rispetto a un anno fa.

REDDITO FISSO: ANCORA SODDISFAZIONE SUI MERCATI OBBLIGAZIONARI – Benché i rendimenti sui principali mercati obbligazionari occidentali abbiano registrato una correzione significativa dopo le elezioni Usa, non varia la posizione prudente sulla duration adottata nei mesi scorsi. Il premio alla scadenza dei Treasury Usa decennali è salito di oltre 60 punti base dalla fine di settembre ma è ancora di gran lunga inferiore (8 pb) rispetto ai livelli ante tapering del 2013, quando il premio di rischio era passato da 24 pb a 180 pb nel giro di pochi mesi. Sui mercati obbligazionari sovrani occidentali, Regno Unito e Germania sembrano per certi versi più interessanti. Sull’Italia, che ha già visto una rettifica notevole, grava ancora un forte rischio di coda visto la sconfitta del governo con il referendum costituzionale e aumentano i rischi di instabilità politica.

BENE LE OBBLIGAZIONI EMERGENTI IN VALUTA FORTE – Per quanto riguarda i segmenti obbligazionari diversi, le obbligazioni emergenti in valuta forte appaiono più interessanti. Questo segmento, in particolare Messico, Sudafrica e Turchia, è stato fortemente penalizzato dal rafforzamento del dollaro statunitense e dai timori dell’imposizione di restrizioni commerciali da parte di Donald Trump una volta insediatosi. Le obbligazioni turche decennali in dollari, per esempio, si collocano su livelli di rendimento più elevati rispetto al dopo tapering del 2013 e sono molto prossime al livello di rendimento registrato durante la vendita sui mercati emergenti del 2011, quando la Turchia ha vissuto una pronunciata crisi di finanziamento.

VALUTE: I RIALZISTI DEL DOLLARO POTREBBERO RESTARE DELUSI – A più lungo termine, l’elemento chiave per gli investitori nel 2017 sarà la direzione del dollaro statunitense. Benché nel breve termine la valuta Usa abbia ancora spazio per andare al rialzo, a più lungo termine non siamo tanto rialzisti sul dollaro quanto la maggior parte degli investitori. La valuta è cara e la recente forza del dollaro ha già contribuito a una buona dose di stretta monetaria negli Stati Uniti, consentendo potenzialmente alla Fed di essere più rilassata di quanto si aspetti il mercato.

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