Banche sotto i riflettori a Piazza Affari, il risiko sta per ripartire

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di Luca Spoldi 20 Marzo 2018 | 10:19

Ubi Banca e Banco Bpm piacciono

Ubi Banca (+0,98%) e Banco Bpm (+0,43%) in luce a Piazza Affari, dopo che secondo alcune indiscrezioni di stampa i due istituti potrebbero recitare il ruolo di aggregatori nella prossima fase di fusioni e acquisizioni che sembra destinata ad aprirsi per il settore bancario italiano. Una fase in cui il Credito Valtellinese (Creval), oggi poco sopra la chiusura di ieri a 11,86 centesimi di euro per azione potrebbe invece rivestire il ruolo di preda, con la francese Credit Agricole che potrebbe voler crescere ancora in Italia proprio attraverso l’istituto valtellinese.

Interesse anche per Bper Banca

In ogni caso Ubi Banca e Banco Bpm traggono beneficio anche dalla riconferma dei due titoli tra i “top picks” di Exane Bnp Paribas, con un rating di “outperform” per entrambe e prezzi obiettivo rispettivamente di 5,4 e 4 euro per azione. Ubi Banca (con Bper Banca) piace anche a Kepler Cheuvreux che oggi conferma (per entrambi gli istituti) il proprio “buy” con target price di 5,9 euro (4,7 per l’istituto emilano).

Il Credem si guarda attorno

Anche Banca Bper (+0,28%), che potrebbe rafforzare l’asse col gruppo Unipol, pare destinata a recitare un ruolo da protagonista in questa nuova stagione di fusioni e acquisizioni, mentre l’ultima ma non meno importante operazione su cui il mercato specula da qualche tempo è la possibile integrazione tra il Credito Emiliano (Credem) e Banca popolare di Sondrio (+0,81%), che assieme alla non quotata Banca popolare di Bari attende in giornata il pronunciamento della Consulta sulla riforma delle banche popolari.

Fmi benedice nuovo risiko bancario

A fornire un assist al risiko del settore è del resto anche il Fondo monetario internazionale (Fmi) che nel documento preparato per il G20 che si è aperto ieri a Buenos Aires ha espresso un giudizio positivo sull’Italia, esortando il “bel paese” a sfruttare la ripresa per risanare i conti pubblici e consolidare il proprio sistema bancario. Troppi business model del mondo bancario tricolore appaiono del resto ormai scarsamente sostenibili, a fronte di tassi destinati a rimanere bassi ancora a lungo anche una volta concluso il programma di quantitative easing europeo.

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