Investire nei CoCo bond delle banche italiane

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di Max Malandra 13 Febbraio 2019 | 18:30

In queste settimane sono usciti i dati di bilancio del settore bancario italiano. I ricavi di Unicredit per il 2018 si sono attestati a 19,7 miliardi, -1,1% rispetto al 2017, ma l’utile è cresciuto del 7,7%, permettendo al Cda di proporre agli azionisti un dividendo interessante. A dicembre l’istituto presenterà il nuovo piano strategico 2020-2023, che sostituirà lo scorso business plan «Transform 2019», con l’obiettivo di continuare a creare valore per gli stakeholders e consolidare la propria posizione sul territorio europeo.

“É significativo il valore del Common Equity Tier 1 (l’indice di patrimonializzazione di riferimento), che si attesta al 13,13% – fanno notare dall’Ufficio Studi di Notz Stucki – Si ricordi che le autorità di vigilanza impongono di rispettare un requisito patrimoniale dell’8%, considerando anche il debito subordinato, al fine di essere in grado di far fronte ad esigenze di liquidità. In questo caso il valore di Unicredit è significativamente maggiore, quindi la banca risulta molto solida”.

I conti di Intesa Sanpaolo, invece, sono risultati in linea con le aspettative degli analisti, accompagnati da un netto miglioramento della qualità del credito grazie al progressivo smaltimento dei non performing loans. “Il dividendo è stato confermato a 19,7 centesimi per azione e il CET1 è pari al 13,6% – continuano dall’asset manager ginevrino con sede anche a Milano – Per Banco Bpm l’esercizio 2018 si è chiuso in rosso a causa della maxi-cessione di Npl, con 59,5 milioni di euro di perdite. Quanto alla solidità patrimoniale, l’istituto ha un CET1 pari al 13,5% e nel corso del 2018 ha ridotto lo stock complessivo di crediti deteriorati di 13,6 miliardi”.

Inanto le ultime previsioni della Commissione Europea hanno delineato un quadro poco rassicurante in merito all’economia italiana: le stime di crescita per il 2019, ora previste allo 0,2%, hanno subito un calo drastico. In un tale contesto, tra stagnazione economica e incertezza politica, risulta arduo andare a ricercare in Italia delle opportunità di crescita a basso rischio per il proprio portafoglio di investimenti.

“Il mercato azionario è instabile e subisce significativamente la volatilità dei macro rischi – proseguono da Notz Stucki – Per giunta il rallentamento economico nell’Eurozona non aiuta, cosi come il rischio di un ulteriore allargamento dello spread. Ma torniamo ai parametri di patrimonializzazione. In considerazione della solidità delle banche italiane, può essere attraente il comparto obbligazionario, ma non tanto le obbligazioni ordinarie, in quanto i tassi di interesse sono bassi. Si potrebbe invece optare per le obbligazioni ibride e, più in particolare, per i Contigent Convertible Bond (cosiddetti CoCo bond)“.

Si tratta di titoli obbligazionari che si convertono in azioni nel momento in cui il valore del Common Equity Tier 1 della banca va al di sotto della soglia del 5%. “Quindi si tratta di strumenti ad alto livello di rischiosità, poiché l’immissione automatica di titoli sul mercato può diluire il valore delle azioni stesse, che probabilmente subiranno dei ribassi in un momento in cui la stessa banca si trova sotto stress, ma come abbiamo detto in precedenza, gli indici di patrimonializzazione delle principali banche italiane si trovano addirittura sopra il 10%, perciò difficilmente si andrà sotto il limite minimo del 5%. Uno strumento di questo tipo, in ultima analisi, permette contemporaneamente di contenere la volatilità, data la componente obbligazionaria, e di ottenere un rendimento interessante, data la componente azionaria” concludono da Notz Stucki.

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