La percezione

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di Redazione 26 Gennaio 2010 | 07:58
Quando la forza dei fondamentali si scontra con le resistenze tecniche, spesso le barriere vengono infrante.

Iniziamo così, un po’ in medias res questa giornata densa di dati (leggi opportunità) che ovviamente prendono il palcoscenico del mercato FX durante le brevi – ma a volte significative – interruzioni del corso degli eventi. Il fondamentalista vorrà agire nella direzione del dato; il tecnico vorrà agire nella direzione della price action. Il fondamentalista si sente “dalla parte del giusto” perché segue la differenza tra il dato uscito e il dato atteso (il cosiddetto “surprize”); il tecnico d’altronde si sente “nel giusto” perché segue la price action. Eppure spesso sia fondamentalisti che tecnici vengono sopraffatti.

La realtà è che la razionalità sta nel mezzo: i dati sono usciti… ma invece di tuffarsi come il fondamentalista, aspettiamo da bravi tecnici qualche conferma che il dato sia in grado di produrre un movimento abbastanza robusto. Per questo si dice “mai fidarsi del primo prezzo”: aspettiamo prima di dare ragione o torto ai fondamentalisti. Poi aiutiamoci con l’analisi tecnica per costruire il trade.

Il prezzo non è tutto in questo mondo: l’analisi tecnica ci permette di visualizzare il contesto in cui siamo.

Ma il contesto viene generato alla fonte dai fondamentali. I fondamentali non vengono sempre scontati dal mercato (ci sono quindi inefficienze da essere sfruttate) e la percezione dei fondamentali e del contesto è proprio ciò che può convalidare o invalidare i nostri setup tecnici. Nel mercato FX noi speculiamo sulla percezione e la percezione viene guidata da fondamentali e flussi di capitali.

Dunque come trader dobbiamo essere “mercenari”, agire quando vediamo un allineamento tra le due forze ma non stare né da una parte né dall’altra. Essere equilibrati e razionali. Se siete in vena per i dati di oggi (Ifo Tedesco alle 10.00, Pil UK alle 11.30, Consumer Confidence USA alle 16.00) incorporate  questo equilibrio nelle vostre view

Per chi si affaccia al mercato da novizio, niente paura: un vecchio adagio degli scacchi dice “si impara a giocare caricando gli orologi”, vale a dire guardando i giocatori più bravi e ricaricando l’orologio quando la loro partita finisce. Osservare, e metabolizzare. A proposito di metabolizzare, ieri il mercato ha dovuto metabolizzare un bel colpo: le vendite di case esistenti sono scese del 16,7% rispetto a novembre (la discesa maggiore mai vista).

Eppure la reazione del mercato è stato abbastanza modesto.

Forse la percezione del mercato è di cauta nullafacenza: un dato così mostra cosa potrebbe succedere in assenza degli stimoli del presidente Obama.

La reazione così tiepida del mercato di fronte a questo non è chiara e l’unica spiegazione è che qui il mercato attende per non dare il verdetto: attende la FOMC, attende il risultato dell’asta delle obbligazioni governative della Grecia, attende la conferma di Bernanke. Teniamoci forte: stiamo per vivere momenti altrettanto interessanti, di cui scriveranno nei libri a venire.

EurJpy–grafico daily

Continua a muoversi all’interno di schemi predefiniti il cambio eurodollaro. Non abbiamo avuto ieri una rottura della prima resistenza a 1.4220, riportando il cambio al tentativo di oltrepassare ora il supporto, che ricordiamo essere a 1.4030-1.4040. Ricordiamo come una rottura ribassista possa condurre i prezzi al lontano, ma grande, supporto di 1.3750.

Le borse negative hanno aiutato nella notte la valuta del Sole Levante a rafforzarsi generalmente contro le altre. Partiamo dal UsdJpy, dove la pressione ribassista può trovare un primo blando livello di supporto a 89.45 ed un secondo punto di arrivo a 89 figura. Vale la pena ricordare come il grande livello di resistenza che contiene tutto il movimento ribassista sia da ritrovare per i prossimi giorni a 93 figura, al sicuro rispetto agli scenari di queste ore.

Molto interessante l’evoluzione sul cambio EurJpy: qua la ripresa dello yen ha portato i prezzi a ritornare su livelli non più visti dal lontano aprile scorso, soprattutto infrangendo quella grande area di supporto che più volte abbiamo indicato, compresa fra 127 e 127.50 , e che per ben quattro volte ha contenuto la discesa del cambio.

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