Alla ricerca delle opportunità “green” nascoste a Piazza Affari

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di Stefano Fossati 17 Luglio 2020 | 13:00

In un contesto in cui la domanda domestica e globale è stagnante, il Green Deal potrebbe rappresentare un programma di interventi pubblici su scala europea importante e in grado di trasformare le problematiche climatiche e le sfide ambientali in opportunità in tutti i settori, coinvolgendo numerose aziende del nostro paese. Abbiamo chiesto a Massimo Trabattoni, Head of Italian Equity, una sua valutazione. “Sicuramente crea delle occasioni interessanti”, afferma. “In un mondo in cui si fa fatica a trovare temi di investimento per la situazione di incertezza che si è venuta a creare per il Covid-19, si può così iniziare a contare su ingenti risorse orientate agli investimenti sostenibili che potranno coinvolgere tutta una serie di aziende sulle quali ci stiamo concentrando. Nel mercato italiano si trovano infatti delle realtà nell’ambito dell’energia alternativa, e cioè fotovoltaico, solare ed idrogeno, che possono certamente fornire importanti contributi se non a livello globale ma quantomeno italiano ed europeo”.

Fermo restando che lo stock picking farà la differenza, dove potrebbero esserci le maggiori opportunità da cogliere a livello settoriale?

“La partita non si vince ai blocchi di partenza, ma al traguardo. Intendo dire che se è vero che esistono Etf che permettono di investire in questi settori e temi specifici e che per un certo periodo i flussi generalizzati potranno far crescere indistintamente tutto il segmento, è altrettanto vero che la performance a medio e a lungo termine si costruirà selezionando le singole aziende sottovalutate o con le migliori potenzialità di crescita. Imprese che hanno i modelli di business migliori, ben posizionate sul mercato, con management di qualità e capacità competitiva. Le opportunità sono pertanto da ricercare un po’ in modo trasversale in tutti i settori. Soprattutto nel settore delle energie alternative, in quello industriale e in quello delle costruzioni e nei settori più innovativi, dove potrebbero esserci diverse realtà trascurate”.

Come valuta invece la situazione dei settori italiani più votati all’export?

“In quest’ottica vedo due problemi. Uno riguarda l’export tradizionale, quello per intenderci legato prevalentemente alla Germania e quindi al settore auto, che sta attraversando una situazione difficile. Poi abbiamo il settore lusso molto legato ai viaggi internazionali e in particolare al flusso di turisti che, con i loro acquisti, hanno trainato il boom degli ultimi anni del settore. Penso che ci vorranno ancora dei mesi prima di tornare alla situazione precedente al Covid19. C’è poi l’altra parte del luxury, mi riferisco al segmento delle auto di alta gamma, che invece dovrebbe risultare meno influenzato da queste dinamiche, poiché non dipende dai consumi dei turisti internazionali”.

Infine, ritiene che l’avvio dei PIR Alternativi possa fornire carburante alle mid e small cap di Piazza Affari?

“Con buona parte dei flussi degli investitori che sono indirizzati agli Etf indicizzati sui principali basket, spesso aziende anche molto valide vengono trascurate perché non rientrano in tali indici. Disporre di prodotti come i Pir Alternativi che hanno come vincolo l’acquisto di titoli al di fuori di questi indici principali, può portare a riscoprire aziende valide fuori dai radar degli investitori. Interessanti realtà sulle quali siamo posizionati e che, a nostro avviso, non incorporano tutte le potenzialità a medio e a lungo termine nelle quotazioni odierne”.

(Da “Italian Times” con Massimo Trabattoni, Head of Italian Equity di Kairos)

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