Usa, le elezioni non sono un buon punto di partenza per le decisioni di investimento

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di Stefano Fossati 10 Novembre 2020 | 13:00

Joe Biden presterà giuramento come 46° Presidente degli Stati Uniti il 20 gennaio 2021. Questa frase può probabilmente essere pronunciata ora, senza riserve. Salvo sviluppi improbabili, il vantaggio di Biden non potrà essere colmato. I capi di Stato e di governo stranieri si stanno già congratulando con lui, così come alcuni rappresentanti del Partito Repubblicano, tra i quali l’ex presidente George W. Bush. Le possibilità di ottenere un risultato sul piano legale sembrano minime. Il team di Trump avrà difficoltà a raccogliere fondi sufficienti a coprire le numerose e costose azioni legali, soprattutto perché molti le considererebbero poco meritorie”. E’ quanto sottolinea Stefan Kreuzkamp, Chief Investment Officer (Cio) di Dws. Di seguito la sua analisi sulle prospettive di investimento derivanti dal risultato elettorale statunitense.

Mentre l’esito delle elezioni presidenziali è certo, il risultato delle elezioni al Senato rimane in bilico. Continuiamo ad attenderci una maggioranza repubblicana, ma probabilmente le elezioni suppletive per un massimo di due senatori della Georgia il 5 gennaio potrebbero modificare la situazione. Gli investitori sono comprensibilmente preoccupati delle implicazioni sui loro portafogli di un importante cambiamento di rotta come quello prodotto dalle elezioni americane. Consigliamo, tuttavia, di non basare gli investimenti a lungo termine su un’elezione e su ciò che avviene subito dopo, per le seguenti tre ragioni. Primo, l’incertezza sulla politica futura; secondo, l’imprevedibilità dell’impatto della politica sulle prospettive economiche e commerciali; terzo, il dubbio su quanto i mercati abbiano già valutato.

La prima area di incertezza è quello che rimane meno chiaro dopo la vittoria di Biden. Come sarà il suo gabinetto? Quanta considerazione darà alle diverse anime del Partito Democratico? Quali sono le sue priorità e la possibilità di realizzare i suoi piani? Chi vincerà la maggioranza al Senato? È ancora possibile una “onda blu”, cioè il controllo del Partito Democratico sia della presidenza sia del Congresso? Ci sono molti punti interrogativi. Anche se Biden ha già menzionato le sue quattro questioni fondamentali (Covid-19, rilancio economico, cambiamento climatico e uguaglianza razziale), resta da capire quali potranno essere le ricadute economiche.

La seconda grande area di incertezza che abbiamo menzionato è infatti il grado di influenza delle priorità politiche sulle principali variabili economiche. Per fare solo due esempi: per quanto riguarda la macroeconomia, un massiccio programma di stimolo avrà un impatto positivo sul dollaro con il miglioramento delle prospettive di crescita? Oppure avrà un impatto negativo, dato che un grande stimolo implica un debito pubblico più elevato? E a livello microeconomico, in che modo le prospettive dei singoli settori saranno influenzate dalle scelte politiche? Le precedenti elezioni presidenziali spiegano il nostro punto di vista. I settori favoriti da Trump nel 2016 – acciaio, petrolio, carbone, alberghi e immobili – hanno infatti registrato risultati in gran parte inferiori rispetto all’economia nel suo complesso. In definitiva, le condizioni politiche sono solo uno dei fattori che in grado di influenzare le prospettive economiche di un settore, forse anche inferiore a quanto si possa pensare.

Il che ci porta al terzo punto: che la politica, solo uno dei molti fattori che determinano le prospettive economiche, possa avere un peso ancora minore sulle valutazioni di borsa. Il sostegno di Trump all’industria petrolifera, ad esempio, ha fatto poco per aiutarla davanti al passaggio a un’energia più verde e alla sovraccapacità globale. A ciò si aggiungono le incertezze del mercato legate alle elezioni. Fino a che punto il mercato azionario aveva già valutato la vittoria di Biden e un governo diviso? Il trading volatile intorno alle elezioni lascia molto spazio all’interpretazione. Fino a poco tempo fa un risultato elettorale ristretto e contestato era considerato da molti il peggiore scenario per il mercato azionario. Ma in poco tempo si è trasformato in uno scenario ideale: un presidente democratico moderato che sarà messo al suo posto da un Senato repubblicano in caso di eccessivo aumento del debito o di un’inversione dei tagli alle tasse di Trump.

Tutto ciò conferma la nostra raccomandazione di non basare le decisioni d’investimento a lungo termine solo su considerazioni politiche, soprattutto se le prospettive politiche non sono ancora chiare. Il governo ha poca capacità di incidere sui principali fattori che determinano il mercato, come ad esempio, nel breve termine, l’ulteriore corso della pandemia. Lo dimostra il salto dei mercati azionari in risposta alla notizia del vaccino di lunedì. La politica della banca centrale, intanto, sta avendo grande importanza sia nel breve sia nel lungo periodo. Non solo negli Stati Uniti, le banche centrali continueranno probabilmente a cercare di sostenere i mercati con bassi tassi d’interesse e, se necessario, con altri mezzi. Ma la medicina delle banche centrali circolerà meno velocemente se ci saranno progressi sul vaccino e sulla pandemia.

Rimaniamo quindi moderatamente positivi sui mercati azionari per i prossimi dodici mesi. Ci aspettiamo che il contesto di bassi tassi d’interesse continui e non vediamo un indebolimento sostenuto del dollaro rispetto all’euro.

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