Consulenti finanziari in the storm

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Lettera aperta ai consulenti finanziari di Federpromm-Uiltucs

di Redazione10 aprile 2018 | 11:18

“Privi di ogni più elementare tutela sindacale e contrattuale occorre dare dignità e riconoscimento formale del loro ruolo professionale e sociale” Queste le parole di Federpromm-Uiltucs dedicate alla categoria professionale dei consulenti finanziari. Qui di seguito vi riportiamo una lettera aperta ai professionisti, firmati dalla stessa associazione.

Le grandi manovre che in questi ultimi anni hanno interessato le reti degli ex promotori finanziari – oggi CF in pectore – hanno una ragione storica ben visibile: la crisi dei mercati finanziari. Nessuno degli addetti ai lavori pensava che tale crisi durasse così a lungo e avesse ragioni di natura strutturale, ancorché di natura speculativa. La logica sottostante che ha pervaso nell’ambito della categoria – dopo il boom tra alti e bassi degli anni passati – è stata quella di ridurre i costi, azzerare le perdite, accaparrarsi una forza lavoro a costi insignificanti che portasse nei portafogli delle aziende – soprattutto dei grandi gruppo bancari – patrimoni degli investitori in maniera considerevole. Soprattutto nel risparmio gestito visti gli ampi margini commissionali e di redditività che genera tale tipologia di investimenti.

Di fronte ad una crisi ciclica di così lungo periodo era inevitabile che le strutture aziendali di grandi dimensioni- forti della congiuntura negativa – avide di acquisire nuovi spazi di mercato e allargare la loro rappresentanza sul territorio fagocitassero le realtà aziendali di piccole e medie dimensioni non in grado di competere sul mercato e resistere alla concentrazione dei gruppi monopolistici, sia di origine bancaria che assicurativa. Un processo inevitabile che ha favorito, con l’introduzione di nuove norme regolamentari (Mifid II) obblighi sulla trasparenza e tutela dei consumatori – all’interno dell’organizzazione del lavoro – figure manageriali avide di accaparrarsi i migliori clienti e governare con il loro acquisito “ridicolo” potere i consulenti che strutturalmente non sono riusciti – per cause oggettive – a costruirsi un portafoglio clienti dignitoso per il loro equilibrio economico. Era inevitabile che le contraddizioni esplodessero causa la forma di contratto – quello di “agenzia” tra i più ortodossi – applicato al settore dell’intermediazione finanziaria. Un vero disastro che oltre ad aver causato migliaia di contenziosi di cause lavoro sta innestando forti dubbi sulla sua legittimità costituzionale del diritto del lavoro: soprattutto con le famose e controverse “lettere integrative” con anticipi.

In questo quadro abbiamo assistito recentemente alla scomparsa di molte piccole realtà anche se presentavano uno standing di alto contenuto professionale che ha coinvolto reti di CF indipendenti e altre collegate a banche del territorio: da banca Sara a banca popolare di Vicenza a Veneto banca tanto per citarne alcune tra le più chiacchierate ed assorbite – paradossalmente ad 1 euro simbolico – dai grandi gruppi bancari che parallelamente,tra acquisizioni,ristrutturazioni ed incorporazioni hanno ridisegnato la mappa del sistema bancario ed assicurativo italiano. Tale scenario purtroppo ha coinvolto anche una realtà solida di un forte gruppo di dimensioni internazionali quale Banca Intesa SanPaolo forzando la dismissione della rete dei CF di Ispb con patrimoni sotto la soglia di 5milioni di euro.

Su tale scelta politica, – anche a seguito dell’ampio dibattito che si è aperto tra la comunità finanziaria -la Federpromm-Uiltucs in rappresentanza di molti associati, ha manifestato le sue critiche e perplessità, intervenendo subito con un comunicato stampa e sta programmando un incontro con le rappresentanze politico ed istituzionali per aprire un tavolo di confronto tale da verificare che non venga penalizzato nessun consulente finanziario a cui è stato riservato tale “umiliante” trattamento: tra l’altro senza nessun negoziato con le OO.SS. del settore. Soprattutto che vengano riconosciuti tutti i diritti acquisiti sia in termini economici,professionali che contrattuali. In particolare si vuole verificare “dal di dentro” come vengono o siano state assunte tali decisioni unilaterali nel rispetto delle norme e regolamenti disciplinanti un settore così delicato quale quello della consulenza finanziaria. Il rispetto del contratto, di tutti gli elementi legati al riconoscimento del portafoglio, i parametri provvigionali, le sedi ed uffici di lavoro, gli incentivi economici e di crescita professionale, i parametri tabellari, i ruoli e funzioni dei cf e delle figure di coordinamento. Il maturato economico ai fini previdenziali (fondo Enasarco e Firr).
Esistono poi istanze che travalicano l’aspetto strettamente contrattuale e remunerativo. Si tratta di promuovere un formale e sostanziale “riaccreditamento della figura del CF” sul mercato dando loro una rappresentanza forte ed incisiva sia sotto l’aspetto contrattuale che professionale. Prevale al momento fra i Consulenti finanziari un diffuso sentimento di insoddisfazione, una forte richiesta di una tutela più attenta e puntuale di istanze che non possono essere sottovalutate e sottaciute.

Per questo, Federpromm-Uiltucs – attraverso i propri dirigenti e gli uffici di assistenza legale e sindacale – sono a vostra disposizione per tutte le informazioni necessarie e il sostegno che si riterrà necessario affinché i diritti soggettivi di tutti i cf non vengano ad essere lesi,“calpestati” e “imbottigliati”


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