Petrolio a basso costo: ecco le conseguenze

A
A
A
di Finanza Operativa 15 Febbraio 2016 | 14:30

A cura di Decalia Am
Ancora una volta, vale la pena andare oltre i titoli dei giornali. Un decennio fa, un paio di prestigiose società di Wall Street in prima pagina indicavano la previsione che il petrolio avrebbe raggiunto 250 dollari al barile e che sarebbe rimasto a quel livello in modo permanente. Le stesse aziende ora parlano di un altro livello di prezzo, che si aggira intorno ai 20 dollari. E, come nel passato, continuano a fare i titoli sui giornali. A parte l’ovvia conclusione, questo dovrebbe anche dissuadere chiunque dal fare previsioni a caso in relazione al prezzo del petrolio.
Il nostro obiettivo attuale è capire quali saranno le conseguenze se il petrolio dovesse rimanere “a buon mercato”, vale a dire al di sotto dei 50 dollari al barile per un paio di anni. L’entità dello shock è già molto ampia e potrebbe farsi sempre più macroscopica col passare del tempo. Il fatturato annuo del settore dell’oil, (si parla di 4 trilioni di dollari circa, ndr) si è ridotto del 70% nel giro di soli 20 mesi cancellando 2.5 trilioni di reddito!
Questo significa una riduzione dei pagamenti da parte delle nazioni sviluppate nei confronti dei produttori emergenti di materie prime e, più specificamente, da parte dei consumatori europei agli stati del Medio Oriente.
Ma, allo stesso tempo, questo sta a significare anche un minor numero di petrodollari che scorre nel mercato dei capitali globali o che fa acquistare immobili di lusso nelle capitali europee. In Russia o nello stesso Medio Oriente ci saranno meno edifici da archistar e progetti infrastrutturali gestiti da imprenditori stranieri. Ancora più importante, questo significa anche un sostegno finanziario inferiore per le popolazioni locali di stati dai regimi autocratici. Un petrolio che resta al di sotto della gamma di 50-70 dollari è un fatto negativo per le nazioni produttrici, il drenaggio delle riserve, il deficit pubblico. Questo potrebbe aumentare le tensioni politiche in Medio Oriente e cambiare gli equilibri di potere a livello globale.
Nel 1979, l’URSS invase l’Afghanistan al culmine del secondo shock petrolifero. Dieci anni più tardi, il prezzo dell’oil era crollato e il regime sovietico fallito. Pensate all’invasione della Crimea e dell’Ucraina nel 2014…

Vuoi ricevere le notizie di Bluerating direttamente nel tuo Inbox? Iscriviti alla nostra newsletter!

Condividi questo articolo

ARTICOLI CORRELATI

L’arte di investire nell’arte

Giorgio Makula nuovo Ad di Decalia Asset Management

Giovani e anziani danno sprint al portafoglio

NEWSLETTER
Iscriviti
X