Usa bocciati in sostenibilità

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Finanza Operativa di Finanza Operativa 21 Novembre 2016 | 12:30

A cura di Morningstar

Le elezioni statunitensi sono archiviate, ma le preoccupazioni che le crescenti diseguaglianze sociali, la debolezza economica, gli squilibri ambientali, il cosiddetto “quarterly capitalism” (il capitalismo basato sui risultati di breve termine) portino verso derive populiste o protezionismi rimane in America, come in molte altre parti del globo.

Trump e la green economy
Lungi dal fare analisi che appartengono alle scienze politiche, sociali ed economiche, un approccio positivo al cambiamento può venire dall’inclusione dei criteri ambientali, sociali e di governance (ESG, Environment, social and governance), non solo negli stili di vita dei consumatori, ma anche negli investimenti, nella politica e nella gestione delle aziende. Purtroppo, la cosiddetta green economy non sembra essere nell’agenda del neo eletto presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, mentre è ancora molta la strada da fare su questo fronte.

Un recente studio pubblicato da Morningstar, il Sustainability Atlas, rivela, ad esempio, che le società quotate a Wall Street (incluse nel Morningstar US index) hanno un punteggio di sostenibilità inferiore a quelle dell’Europa occidentale.

ESG e incidenti
Le due tipologie che formano il giudizio sono l’attenzione ai fattori ESG e il coinvolgimento in controversie, come multe, disastri ambientali ecc. In entrambi i casi, gli Stati Uniti sono mal posizionati rispetto a gran parte dei paesi sviluppati. Hanno un punteggio ESG di 53,7 in una scala globale che va da 40 (peggiori) a 70 (migliori) e un controversy score di 6,7, in un intervallo di 0 (migliori) a 9 (peggiori). In questo secondo caso è in buona compagnia di altre nazioni occidentali, compreso il Regno Unito, la Germania e l’Italia.

Guardando ai singoli fattori che compongono l’acronimo ESG, le aziende statunitensi non superano la sufficienza nei segmenti sociale e governance, che includono aspetti come gli standard lavorativi, i rapporti con i fornitori, i clienti e le comunità locali, le attività filantropiche, l’etica negli affari, le pratiche di gestione dell’azienda e le politiche di ordine e sicurezza pubblica. Per quanto riguarda l’ambiente, invece, è nel terzo quintile, livello inferiore a quasi tutti i paesi dell’Europa occidentale.

Le sfide future
In un recente documento dal titolo The Impact of Sustainable and Responsible Investment, il forum per la finanza sostenibile americano (US Sif), afferma che gli investitori con elevata responsabilità sociale hanno favorito negli ultimi 25 anni un cambiamento positivo nelle aziende americane, e, indirettamente nelle comunità locali. E’ tramontata, quindi, l’idea molto radicata in passato che gli obblighi fiduciari precludessero qualsiasi considerazione dei criteri ESG nelle decisioni di investimento e si è fatta strada la convinzione che integrare questi fattori fosse, non solo possibile, ma anche utile per valutare le performance finanziarie future. Ora, più che un passo indietro da parte della politica, servirebbe continuare con determinazione lungo questa direttrice per affrontare le grandi sfide future, dai cambiamenti climatici alla finanza globale.

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