Valutazioni in linea con la media storica per l’S&P500. Prudenza sugli Emergenti

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di Finanza Operativa 2 Novembre 2015 | 10:00

A cura di Corrado Caironi, strategist Ricerca & Finanza

Settori di interesse nell’S&P500 Secondo gli analisti statunitensi siamo giunti a metà della ‘Earnings Season’ per le società appartenenti all’indice S&P500. Dalle prime trimestrali il clima si è sicuramente rasserenato; le aspettative sugli utili sono salite in ogni settore, tranne i finanziari, ed i report che sono stati pubblicati fino a questo momento segnalano un aumento di sorprese positive. Il miglior settore sta risultando quello tecnologico con gli utili in crescita e un trimestre da incorniciare.

Tengono bene gli utili di periodo Tutti gli indici azionari hanno beneficiato delle buone notizie; in particolare l’indice Nasdaq torna prepotentemente a bussare ai massimi storici del 2000, passando dai minimi di periodo a fine settembre di 4500 punti, agli attuali 5080. Dalle analisi bottom-up gli EPS (earnings per share) dell’indice S&P500 per il terzo trimestre dovrebbero riportarsi sopra 30$Us in netto aumento rispetto alle precedenti prospettive di 29$Us. La previsione implica un ritmo di crescita del 3%, inferiore alle attese dimostratesi fuori misura del 5-6% stimate ad inizio anno, ma superiori a quelle prospettate nella crisi estiva.

I CEOs restano prudenti sui trimestri prossimi Le questioni in dibattito sulle prospettive degli indici azionari sono comunque molte. I punti ancora incerti riguardano l’impatto sull’aumento dei tassi di interesse che ormai sembra pronosticato nei piani della FED; come reagiranno i bilanci aziendali ad un aumento dei costi di finanziamento e ad un possibile dollaro più forte? Nelle ‘guidance’ infatti le aziende restano prudenti alla luce di una crescita molto limitata dei ricavi misurata da inizio anno.

Valutazioni in linea con la media storica L’aspetto che tranquillizza gli strategist di portafoglio sono le valutazioni comunque in linea con la media storica decennale. Tra i parametri che rientrano nel confronto più immediato dell’indice S&P500, ovvero i multipli di P/E (prezzo utili), troviamo il Trailing P/E a 16.1x (media storica 16.0x), il Forward Consensus P/E a 15.1x (15.1), il Trailing Normalized P/E a 17.1x (19.0x) e lo Shiller P/E a 24.3x (16.6x). Tra i migliori settori rispetto alle prospettive di rivalutazione rimangono in evidenza il settore Healthcare e Technology. Per avere un quadro comunque completo su tutte le società dell’indice dovremo pazientare qualche settimana.

Valutazioni dei Mercati Emergenti Le ragioni che a breve termine inducono gli analisti a rimanere prudenti sui mercati azionari ed obbligazionari dei paesi emergenti derivano principalmente dalle incertezze sulla crescita economica e dalla discesa dei prezzi delle materie prime. Da un punto di vista finanziario il deflusso di gran parte degli investimenti è stato condizionato dal restringimento monetario che la banca centrale Usa sta programmando da tempo e dalla ripresa del dollaro.

Economie Emergenti nel dubbio Come segnalato dal consensus di mercato sono aumentati i rischi di default e quindi gli spread di credito, mentre le società di rating hanno alzato la guardia soprattutto sui paesi che hanno manifestato una contrazione della crescita nei prossimi trimestri. Sulle possibilità che la situazione economica permanga nell’incertezza sembrano non esserci dubbi, tanto che i banchieri centrali di FED, BCE, BoJ e PBoC stanno prendendo sempre più in considerazione fattori internazionali nella giustificazione delle loro scelte monetarie domestiche basate su indicatori macroeconomici di tutte le economie emergenti e sviluppate.

CAPE dei listini azionari Gli strategist di portafoglio hanno comunque iniziato a fornire commenti sulle valutazioni degli asset emergenti dopo la penalizzazione che li ha colpiti. A fine settembre le azioni dei mercati emergenti erano scambiate a un CAPE di 11x (cyclically adjusted price-to-earnings ratio e Shiller PE) livelli più o meno corrispondenti ai minimi del marzo 2009 durante la crisi finanziaria globale. Nello stesso periodo l’indice USA S&P500 si posizionava a 25x. Si tenga presente che le attuali valutazioni statunitensi sono nel primo decile dei dati storici, mentre le valutazioni degli Emerging Markets stazionano sul fondo del settimo percentile degli ultimi 25 anni. Gli strategist sono convinti che i dati possono essere migliorati da una selezione gestita da analisti specializzati, ma che le valutazioni Usa risultano superiori al doppio di quelle emergenti.

Approccio di Lungo Termine Una tale diversità di valutazione ci porta indietro al 1998, quando la bolla tecnologica si stava gonfiando facendo crescere i listini azionari degli Stati Uniti, mentre la crisi finanziaria asiatica e il default russo spingevano al ribasso le borse dei mercati emergenti. Gli investitori che avessero comprato in quel periodo azioni emergenti, pur soffrendo in fase alterne di una maggiore volatilità, avrebbero comunque accumulato performance annualizzate del 10% maggiore rispetto ai listini azionari statunitensi. L’osservazione risulta molto semplice: per chi rimane concentrato solo ad una performance di lungo termine le attuali valutazioni relative sono un’occasione da valutare probabilmente in una logica di accumulo ben pianificata.

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