Trimestrali Usa e accordi commerciali mettono in fibrillazione i mercati

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di Gianluigi Raimondi 8 Ottobre 2019 | 10:00

Giovedì prossimo a Washington le delegazioni, di alto livello, di Stati Uniti e Cina riprenderanno i negoziati commerciali. Tuttavia l’umore degli investitori a riguardo non è dei migliori dopo che l’agenzia Bloomberg, citando fonti vicine a Pechino, ha affermato che la delegazione asiatica vorrebbe perseguire “un accordo al ribasso” che lasci fuori dalle trattative alcuni dei temi-chiave che Trump aveva dichiarato centrali nelle discussioni.

Questa volontà cinese è una manifesta indisponibilità a voler concludere la larga intesa sponsorizzata da Trump, l’unica che il presidente Usa avrebbe accettato.

Tra i dati che verranno pubblicati questa settimana ci sono li indici Pmi composito, servizi, della Cina. In Germania produzione industriale e l’indice dei prezzi alla produzione di settembre. Mercoledì saranno resi pubblici i verbali dell’ultima riunione del FOMC mentre giovedì l’indice Tankan sull’andamento dell’economia giapponese e i prezzi alla produzione nel paese.

Gli investitori rimangono in attesa delle prime trimestrali di rilievo in arrivo da Wall Street con i big bancari che rilasceranno i numeri del terzo trimestre. A seguire sarà la volta dei titoli industriali/tech da cui si potrà avere evidenza dell’impatto delle diatribe commerciali in atto.

Obbligazioni

I Treasuries americani decennali hanno visto scendere i rendimenti al minimo da agosto 2016 sostenuti dalla richiesta di assets sicuri alla luce delle persistenti incertezze economiche. Poco mossi nella settimana i Btp italiani dopo che il Governo rossogiallo ha presentato una manovra di bilancio di circa 30 miliardi di euro, che verrà sottoposta al vaglio della Commissione europea a metà ottobre.

Azioni

Settimana di prese di profitto importanti sui listini internazionali, con la peggior seduta dallo scorso mese di dicembre, dopo che la WTO ha dato il permesso a Washington di applicare 7,5 miliardi di dollari di dazi su beni di importazione dell’Unione europea, come compensazione del supporto illegale fornito dalla UE ad alcuni consorzi aeronautici (Airbus) per quindici anni. I dazi saranno del 25% e partiranno dal prossimo 18 ottobre e ciò ha ulteriormente esacerbato i timori di una nuova guerra commerciale che penalizzerebbe ulteriormente l’economia mondiale. A questo si sono aggiunte le tensioni tra Washington e Corea del Nord, dopo che Pyongyang ha lanciato un missile balistico in mare. A Wall Street controcorrente, in rialzo, Apple in scia ad indiscrezioni di stampa per cui avrebbe chiesto ai suoi fornitori di aumentare la produzione dei suoi nuovi iPhone del 10% circa e Facebook dopo lanciato una nuova app di messaggistica per competere con la rivale Snapchat.

Valute e materie prime

Boris Johnson ha presentato a Bruxelles i suoi piani aggiornati per la Brexit affermando che rappresentano un compromesso con la UE e che includono l’eliminazione del backstop, il confine fisico, alle frontiere irlandesi. I 27 capi di stato della UE ritengono che l’ultima proposta di Londra non sia sufficiente per poter avviare la fase finale delle discussioni. Il dollaro Usa si è riavvicinato al livello di 1,10 dopo i dati provenienti dal mondo del lavoro Usa da cui è emerso che c’è poca pressione inflattiva sui salari e ciò ha rafforzato le probabilità di un nuovo taglio dei tassi di interesse da parte della Fed a fine mese. La Banca centrale indiana (Rbi), per la quinta volta consecutiva e per cercare di sostenere l’economia in rallentamento, ha ridotto di 25 bps il costo del denaro dal 5,40% al 5,15%. L’istituto ha inoltre tagliato per la quarta volta le stime di crescita per l’anno corrente dal 6,9% al 6,1%. In Australia la Banca Centrale ha tagliato il tasso di riferimento di 25 punti base portandolo allo 0,75%. L’istituto si è detto pronto ad allentare ulteriormente la propria politica monetaria in caso di bisogno e che è ragionevole aspettarsi un lungo periodo di bassi tassi di interesse per raggiungere la piena occupazione e raggiungere l’obiettivo di inflazione. L’oro è sostenuto dal timore del rallentamento globale, il petrolio ha archiviato una ottava in netto calo per i timori sulla domanda.

A cura dell’Advisory di Cassa Lombarda

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