Asset allocation: quattro approcci di M&A a confronto

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di Redazione 5 Novembre 2021 | 14:31

L’M&A sta vivendo un momento roseo: La Federal Trade Commission (FTC) degli Stati Uniti ha dovuto adattare il suo processo di revisione pre- acquisizioni per gestire la marea di notifiche che le stanno arrivando. E secondo alcune fonti, il valore delle transazioni è aumentato di oltre il 300% nella prima metà del 2021 rispetto alla prima metà del 2020, ed è stato “pressochè equivalente al valore totale registrato in tutto il 2020”.

Secondo uno studio di McKinsey un approccio programmatico alle M&A è la strategia che ha più probabilità di creare maggiore valore per le aziende. 

La ricerca Global 2.000 di McKinsey aveva già dimostrato che le aziende che utilizzano un approccio sistematico alle fusioni e acquisizioni, invece di approcci organici, selettivi o basati su grandi operazioni, generalmente sovraperformano i loro pari.  Sono infatti in grado di costruire capacità durature e distintive nelle fusioni e acquisizioni proprio perché fanno operazioni frequentemente e sistematicamente.

I dati del decennio più recente riconfermano che le aziende che perseguono regolarmente e sistematicamente opportunità di M&A di dimensioni moderate offrono migliori ritorni agli azionisti rispetto alle altre. Per esempio, gli acquirenti programmatici, in media, hanno fornito ai propri azionisti circa il 2% in più all’anno di total shareholder return (TSR) rispetto ai loro pari.  Nessuno degli altri approcci all’M&A (organico, selettivo, big deal) ha creato un surplus di TSR.

Dallo studio emerge che:

  • Le strategie di crescita organica sono, in media, le peggiori tra gli approcci M&A, mentre l’approccio del large-deal alle M&A equivale essenzialmente a tirare a sorte. Secondo l’analisi di McKinsey, l’ approccio programmatico rimane quello meno rischioso e con maggiore possibilità di generare un surplus di TSR positivo. Due aziende su tre che praticano M&A programmatico hanno sovraperformato rispetto ai loro pari.
  • L’approccio programmatico ha successo in quasi tutti i settori dell’economia in particolare nelle industrie avanzate e nei settori dell’energia e dei materiali
  • L’approccio large deal non necessariamente comporta perdita di valore

L’approccio M&A di tipo large-deal – che vede le aziende perseguire accordi in cui il market cap dell’azienda target è maggiore o uguale al 30% del market cap dell’acquirente –  equivale a tirare a sorte, ma le aziende possono aumentare le probabilità di successo completandolo con una strategia programmatica. I dati mostrano che le aziende che si sono comportate in questo modo hanno generato l’1% in più ogni anno in TRS (in media) rispetto ai loro pari.

  • L’approccio programmatico può resistere a periodi di elevata volatilità economica

Anche durante la pandemia di COVID-19, la performance degli acquirenti programmatici ha superato di gran lunga quella dei loro concorrenti che utilizzano altri approcci alle M&A, il che è coerente con i modelli che abbiamo visto nelle precedenti crisi. Inoltre, i numeri mostrano un crescente divario di performance tra gli acquirenti programmatici e le aziende che utilizzano altri approcci.

  • Cambiare rotta rimane difficile Nonostante tutte le prove a favore di un approccio programmatico, più del 50% delle aziende ha mantenuto la stessa strategia di M&A negli ultimi 20 anni. Il cambiamento è difficile, e il modello programmatico potrebbe non essere adatto a tutte le aziende: alcune potrebbero dover affrontare limiti organizzativi o ostacoli specifici del settore.

McKinsey individua tre aree critiche per il successo delle operazione M&A:

  • Vantaggio competitivo: dai dati più recenti emerge come gli acquirenti programmatici siano più propensi dei loro pari a capire come gli shock economici, come la pandemia COVID-19, influenzino il loro vantaggio competitivo e come modificare di conseguenza le loro strategie e iniziative aziendali e di M&A. Gli acquirenti programmatici sono anche più propensi dei loro pari a sviluppare un solido progetto che definisca esplicitamente come l’operazione di M&A contribuirà alla strategia aziendale e guiderà il deal sourcing proattivo.
  • Convinzione: Gli acquirenti programmatici sono circa 1,2 volte più propensi dei loro colleghi a costruire business case completi intorno a potenziali obiettivi di M&A. Così facendo, possono persuadere i senior manager e i consiglieri di amministrazione a completare l’affare in tempi relativamente brevi. La nostra ricerca mostra anche che gli acquirenti programmatici sono 1,4 volte più propensi dei loro pari a raggiungere proattivamente i potenziali obiettivi, e circa il 20% più propensi dei loro pari a riallocare il capitale in linea con la strategia aziendale.
  • Capacità: la capacità di un’azienda di eseguire la sua strategia spesso si riduce al fatto di avere abbastanza capacità finanziarie, talento e capacità organizzativa. Gli acquirenti programmatici tendono ad essere avanti in questo senso, dato il loro modello operativo M&A ben sviluppato. Poiché non devono ricominciare da capo per ogni processo di due-diligence o piano di integrazione, per esempio, possono eseguire più transazioni generando più valore da ciascuna.

Questi e altri dati confermano che un approccio programmatico alle fusioni e acquisizioni e un focus sulle tre C possono portare le aziende a sovraperformare.

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