Ci sarà un nuovo taglio alla produzione del greggio?

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di Finanza Operativa 28 Marzo 2017 | 15:30

Di Francesco Palmisano Head of sales EXANTE

Domenica scorsa nel meeting in Kuwait che ha coinvolto i principali ministri dei paesi produttori di greggio, sia OPEC che non-OPEC, si è discusso in merito alla proposta di proroga di altri sei mesi del taglio alla produzione, sancita lo scorso Dicembre a Vienna.

In una precedente bozza della dichiarazione si leggeva che il comitato, “comunica elevati livelli di conformità e raccomanda la proroga di sei mesi”.

Ma nella versione finale si rende noto che la commissione ha richiesto un gruppo tecnico per “riesaminare le condizioni del mercato del petrolio e riunirsi poi nel mese di Aprile 2017 per decidere sull’estensione ai tagli alla produzione”.

Secondo fonti Reuters, il ministro del Petrolio del Kuwait Essam al-Marzouq, ha dichiarato che “ogni paese è libero di esprimere il proprio appoggio o meno (ad una proroga). Finché non avremo il consenso di tutti, un’estensione dell’accordo è impossibile”, augurandosi infine che una decisione venga presa entro la fine di aprile.

Gli operatori del settore sono spaventati dall’eventualità di un mancato accordo per una proroga a breve termine dei tagli, poiché tale situazione si ripercuoterebbe inevitabilmente sui prezzi del petrolio; infatti qualora gli appelli per un accordo immediato dovessero cadere nel vuoto, rimandando tutto ad una commissione tecnica con inevitabile allungamento dei tempi di attesa, aumenterebbe il nervosismo tra gli investitori, che potrebbero vedersi costretti a liquidare le posizioni long in attesa di una quadro più chiaro, alimentando nel frattempo la  pressione ribassista sui prezzi.

Nell’accordo iniziale, sancito a Vienna tra i paesi aderenti all’OPEC e altri produttori leader tra cui la Russia, si era deciso un taglio alla produzione pari a 1.8 milioni di barili al giorno nel primo semestre dell’anno, con la possibilità che tale taglio potesse essere prolungato in seguito per altri 6 mesi.

A seguito di tale accordo, nell’ultimo periodo del 2016 come da previsione, il greggio WTI si è mosso al rialzo, oltrepassando la soglia dei 54 dollari al barile fra Dicembre 2016 e Gennaio 2017.

Tali aumenti delle quotazioni di inizio anno hanno però incoraggiato l’aumento della produzione dei paesi non facenti parti dell’accordo, uno su tutti gli Stati Uniti, dove l’industria dello Shale Oil ha incrementato le proprie scorte di greggio.

Nel mese di febbraio i prezzi del WTI si sono stabilizzati in area 52 dollari, prima dei ribassi che hanno caratterizzato il mese di Marzo, con i minimi sotto la soglia dei 48 dollari al barile.

Nell’ultima riunione il comitato ha inoltre preso atto di come alcuni fattori, tra cui la bassa domanda attuale, il fermo raffinerie per le manutenzioni e l’aumento della fornitura non-OPEC, abbiano contribuito all’aumento delle scorte, anche se tuttavia il comitato osserva che ora “la fine delle manutenzioni stagionali delle raffinerie e il rallentamento evidente delle scorte negli Stati uniti nell’ultimo periodo, sosterranno gli sforzi positivi intrapresi per raggiungere la stabilità nel mercato”.

Il Ministro dell’energia russo Alexander Novak ha dichiarato che è troppo presto per affermare se ci sarà una proroga, anche se l’accordo iniziale ha funzionato bene e tutti i paesi si sono impegnati al 100% per rispettarlo.

Ellen Wald, consulente per l’industria energetica globale, ha dichiarato: “Penso che il mercato reagirà negativamente in mancanza di una chiara direzione sulla proroga o meno dei tagli.”

Prima della riunione, il ministro del petrolio iracheno, Jabar Ali al-Luaibi si era detto pronto a sostenere misure per aiutare la stabilità dei prezzi, qualora fossero state concordate da tutti i membri dell’OPEC, sottolienando che sono presenti elementi incoraggianti tali da suggerire un mercato del petrolio in miglioramento.

Luaibi ha parlato di come il suo paese abbia già diminuito le esportazioni di 187.000 barili al giorno, auspicando di voler ridurre ulteriormente tale quota fino a 210.000 barili al giorno entro la fine di Aprile.

Secondo il ministro russo Novak, entro tale data anche la Russia procederà ad una riduzione dell’offerta, arrivando al taglio di 300.000 barili al giorno.

Dopo gli ultimi sviluppi sulla questione dell’estensione degli accordi, la reazione dei mercati non si è fatta attendere; nella giornata di lunedì 27 marzo, il future WTI con scadenza maggio 2017, dopo un’apertura in lieve rialzo, ha iniziato lentamente a perdere terreno, spingendosi fino a quota 47,10, livello che per ora sembra reggere come supporto, avendo sostenuto il prezzo già in altre due occasioni; infatti nella seconda metà della seduta il greggio ha mostrato la volontà di recuperare terreno dai minimi di Marzo, anche se è chiaro che il braccio di ferro è ben lontano dall’essere concluso.

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