Consulenza, il virus non fa solo male

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Andrea Giacobino di Andrea Giacobino 8 Luglio 2020 | 11:06

Quando il gioco si fa duro, meglio avere un aiuto competente. E così, tra i tanti cambiamenti che il Coronavirus ha provocato negli italiani, c’è anche quello che riguarda la pianificazione finanziaria. Dopo la bufera sui mercati scatenata dalla pandemia, infatti, più di due risparmiatori su cinque, il 42%, ha riflettuto sulle proprie scelte e ha deciso ad affidarsi a un consulente finanziario. Insomma, il virus ha fatto aumentare la consapevolezza che nella gestione dei risparmi è meglio affidarsi a un professionista. Lo dimostra anche il fatto che, nonostante le fasi di forti ribassi non siano mai il momento migliore per disinvestire (perché l’investimento dovrebbe essere visto come un obiettivo di lungo termine), molti investitori senza una guida non la pensano così. E nonostante le crisi precedenti abbiano dimostrato che gli shock a breve portano a un rimbalzo successivo, a oggi un investitore italiano su sei dichiara di sentirsi più propenso a vendere le proprie quote di investimento alla luce della volatilità attuale, dato suffragato dal fatto che il 16% degli investitori italiani ha utilizzato o si aspetta di utilizzare il ritorno della vendita degli investimenti per sostenersi finanziariamente nei prossimi mesi. Inutile dire che se ciò diventasse realtà, queste azioni sarebbero realmente dannose per il risparmiatore portandolo a cristallizzare perdite certe e a perdere importanti occasioni di guadagno future. Il dato si spiega probabilmente anche con il fatto che quasi due terzi (il 65%) degli italiani si sono pentiti delle decisioni di pianificazione finanziaria fatte prima che la crisi colpisse. I più giovani sono più propensi a rivedere le precedenti decisioni, ben il 78% tra i 25-34 anni.

Ma neppure gli over 65 sono immuni al pentimento, con un 48% che ritiene che avrebbe potuto agire diversamente. La speranza è che i più giovani abbiano tutto il tempo per correggere le proprie azioni nei prossimi anni. È logico, quindi, pensare che questa crisi possa essere colta anche come un’ottima occasione per ripensare a un approccio più efficace dei propri investimenti. Ma quali sono i rammarichi più condivisi? Un italiano su tre (il 31%) ritiene di non avere un piano finanziario adeguato, mentre circa uno su nove (11%) di avere un orizzonte temporale troppo di breve termine. Un aspetto positivo è che molti sembrano aver imparato dai propri errori: il 40% degli investitori italiani vuole investire con maggiore diversificazione in futuro, il 42% darà maggior valore e spazio alla consulenza finanziaria e il 51% sta identificando nuove opportunità di investimento. Il 44% è, però, diventato più avverso al rischio. Questo 44% è la parte di popolazione che la crisi ha reso più incline a privilegiare maggiormente la liquidità. Un segnale di allarme che, da una parte, deve far pensare, in un Paese come il nostro in cui oltre 1.600 miliardi di euro sono già fermi nei conti correnti (fonte ABI) e, dall’altra, può stimolare il risparmiatore ad affidarsi a dei professionisti per ottimizzare l’allocazione di portafoglio. A oggi, però, solo il 13% degli investitori italiani si è già approcciato o intende confrontarsi a breve con un consulente professionale e il 17% è ancora restio a pagare per una consulenza professionale. Per l’industria italiana dell’advisory un’occasione per ripartire con più slancio dopo la pandemia

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