Tasse e Pil: la crisi mette a dura prova le pensioni

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di Redazione 10 Novembre 2014 | 08:46

La maggior parte degli ingredienti è contenuta nel disegno di legge di stabilità, mentre l'ultimo è frutto dell'aggiornamento annuale del valore calcolato dall'Istat.


Non solo crisi. Anche le tasse e il Tfr stanno insidiando le nostre pensioni. Secondo quanto scrive Il Sole 24 Ore, la maggior parte degli ingredienti è contenuta nel disegno di legge di stabilità, mentre l'ultimo è frutto dell'aggiornamento annuale del valore calcolato dall'Istat.

LA RIVALUTAZIONE – Con l'introduzione del sistema contributivo, avvenuta nel 1995, si è deciso di collegare la rivalutazione annuale del montante accumulato da ogni lavoratore alla media della variazione del Pil del Paese nel quinquennio precedente. Ma dopo il 2010, in piena crisi finanziaria, il tasso di rivalutazione è sceso per la prima volta sotto il 2% e poi ancora più in basso ma si è tenuto positivo. Fino a quest'anno, quando ha raggiunto quota -0,1927 per cento. Insomma, i contributi versati e rivalutati al 31 dicembre 2013 questa volta invece di crescere diminuiranno.  

COLPO AI FONDI PENSIONE – Altro colpo alla previdenza, ultimo in ordine cronologico, quello contenuto nel disegno di legge di stabilità, nel quale è previsto l'innalzamento della tassazione sui fondi pensione complementare dall'11 al 20%. Sempre nei piani del governo è prevista la mancata conferma della tassazione al 20% per le casse di previdenza privatizzate che contano circa 1,5 milioni di iscritti. Il prelievo salirà al 26%, determinando una riduzione degli assegni pensionistici di circa il 10%.

TFR IN BUSTA PAGA – Da una parte viene innalzata dall'11 al 17% la tassazione sulla rivalutazione delle somme accantonate. Dall'altra si dà la possibilità, in via sperimentale per un triennio, di incassare subito il Tfr che si matura in tale periodo (anche se destinato ai fondi pensione), assoggettandolo peraltro alla tassazione ordinaria invece di quella separata. Chi sceglierà questa soluzione avrà quindi un doppio effetto: a fine carriera lavorativa avrà un Tfr inferiore rispetto a quello che avrebbe accumulato senza incassarlo e nei prossimi tre anni pagherà più tasse. Chi invece lascerà il trattamento di fine rapporto “maturare” fino alla pensione avrà un rendimento minore per effetto dell'incremento dell'aliquota.

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