Risparmio via dalle banche verso la Posta. Ma attenti alle garanzie sui conti…

A
A
A
di Redazione 19 Ottobre 2016 | 11:59

Il +6,5% segnato dalla raccolta postale nei primi sei mesi dell’anno a oltre 250 miliardi confermerebbe la tendenza in atto tra gli italiani, ovvero di allentare il rapporto con le banche e di tornare ad affidarsi ai quasi 14.000 uffici di Poste Italiane, considerate molto più sicure, essendo controllate ancora al 65% dallo Stato.

E’ davvero così? In genere, è il piccolo risparmiatore ad affidare il suo denaro agli uffici postali, ma paradossalmente non sono in tanti a sapere che Poste non aderisce al Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, che garantisce i conti bancari fino a 100.000 euro. Vero è che la società ha accantonato capitale per un miliardo di euro, al quale si aggiungono altri 400 milioni del Tesoro, che verrebbero impiegati nel caso di bisogno per tutelare i clienti, ma a fronte di più di 250 miliardi di raccolta, sarebbero un nonnulla.

Tuttavia, va fatta una precisazione. Poste Italiane non è un operatore del credito nel senso classico del termine. Essa si limita a raccogliere denaro tra la clientela e a farlo investire o da altre banche o fondi o dalla Cassa depositi e prestiti. Quest’ultima, ad esempio, una “longa manus” dello Stato, garantisce per i libretti postali e i Buoni fruttiferi, i quali possono, pertanto, essere considerati sicuri quanto i titoli di Stato.

Vuoi ricevere le notizie di Bluerating direttamente nel tuo Inbox? Iscriviti alla nostra newsletter!

Condividi questo articolo

ARTICOLI CORRELATI

Mercati, dividendi banche: il 23 luglio la Bce decide. I campioni del dividend yield

Investimenti: c’è del buono nelle banche italiane

Banche, c’è bisogno di un cambio di rotta

NEWSLETTER
Iscriviti
X