Private banking – parcella, giochi di seduzione

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Sempre più family office e gestori di grandi patrimoni sono pagati a provvigione

Luca Spoldi di Luca Spoldi12 ottobre 2018 | 09:02

Nonostante qualche incertezza sui mercati finanziari, il settore italiano dei servizi di private banking e family office continua a crescere: secondo l’annuale indagine Magstat a fine 2017 si era arrivati a 1.140 miliardi di euro complessivi di patrimonio.

Di questi l’80% è ormai servito da un professionista dedicato, per un patrimonio totale di 912,5 miliardi, ovvero 43 miliardi più di un anno prima. È un dato che fa salire a circa 264 miliardi l’incremento dell’ultimo quinquennio. Il 20% dei potenziali clienti sfugge ancora ai private banker e family office italiani. Si tratta di una quota in leggero calo rispetto al 21% di dodici mesi prima.

Settore in poche mani
Il grado di concentrazione del mercato è sostanzialmente stabile da alcuni anni. I primi cinque gruppi sono Fideuram ISPB, UniCredit Private Banking, Banca Aletti (gruppo Banco Bpm), Banca Generali Private Banking e Ubi Top Private (gruppo Ubi Banca) a cui fanno capo 324 miliardi, pari al 35,5% del mercato servito.
I primi 10 gruppi coprono invece il 51,7% del mercato con 472 miliardi e i primi 20 gruppi il 75,6% del mercato con 692,3 miliardi.

Dipendenti e non
Su 122 soggetti coperti dall’indagine Magstat che offrono servizi di private banking, 29 intermediari (il 23,8% del totale) dispongono sia di private banker remunerati a provvigione sia di private banker assunti come dipendenti, altri 8 utilizzano solo professionisti remunerati a provvigione e 85 (pari al 69,7% circa) si affidano esclusivamente a private banker dipendenti. Dai numeri emerge come stia proseguendo la crescita dei consulenti finanziari/private banker remunerati esclusivamente a provvigione, un modello che vede FinecoBank come l’intermediario con le masse gestite di maggiore consistenza: a fine 2017, in Italia c’erano in tutto 10.941 consulenti finanziari così remunerati ai quali facevano riferimento masse gestite per oltre 217 miliardi, contro i 185 dell’anno precedente. C’è un motivo se il modello che vede la presenza di una rete di private banker remunerati a provvigione continua a crescere: dai dati di raccolta si ha ancora una volta la conferma come tale modello sia il più dinamico, con Fideuram ISPB che nel 2017 ha raccolto 9,6 miliardi di euro, Banca Generali PB che ha raggiunto i 5,9 miliardi, Mediolanum PB a quota 1,5 miliardi, mentre il Credem ha raccolto 1,4 miliardi e Credit Suisse 1,2 miliardi. Per questo si potrebbe dire, a ragione, la seguente frase: modello che vince (e raccoglie) non si cambia


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