Nuovi Pir, il mercato si attende una El Dorado per le Pmi

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Marcello Astorri di Marcello Astorri2 gennaio 2020 | 10:23

I Pir (Piani individuali di risparmio) sono i protagonisti più attesi nel nuovo anno del risparmio gestito. Ne è convinto il mercato, tant’è che Intermonte per il 2020 stima afflussi pari a 3,5 miliardi di euro, dopo che nel 2019 i riscatti avevano raggiunto quota un miliardo. E gli incassi continueranno nel triennio che porta al 2022 per complessivi 12 miliardi: per l’appunto, 3,5 nel 2020, 4 miliardi nel 2021, e 4,5 nel 2022. Un rilancio che deriva dalle recenti modifiche del governo apportate ai Pir, riportati a una versione molto simile a quella originale che a partire dal 2017 aveva fatto le fortune di questo strumento d’investimento pensato per convogliare risorse finanziarie alle pmi italiane.

Interpellato dal Sole 24 Ore, Andrea Randone, a capo della ricerca sul segmento delle mid&small cap di Intermonte, ha sottolineato come gli interventi dell’esecutivo potrebbero riaccendere l’interesse sulle mid&small cap di casa nostra. “Un certo effetto di scarsità potrebbe sostenere le azioni più liquide e più conosciute come già era accaduto nel 2017”, spiega l’esperto di Intermonte, “L’aumento della liquidità che dovrebbe essere innescato dai fondi Pir potrebbe rilanciare anche l’interesse degli investitori stranieri, che erano scomparsi dal segmento e attualmente sembrano sottoponderare le mid caps italiane”.

Il primo a trarre beneficio da questa nuova ondata d’interesse potrebbe essere proprio l’Aim Italia, che attualmente conta 133 società con un giro d’affari nel 2018 pari a 6,3 miliardi di euro e una capitalizzazione di 6,7 miliardi. Per Anna Lambiase, ceo di Irtop Consulting interpellata sempre dal quotidiano salmonato, i nuovi Pir nel triennio potrebbero portare tre effetti nel mondo delle small cap: “Un incremento del numero di quotazioni del 30%, una crescita della dimensione media della raccolta in fase di Ipo dai 5,9 milioni di euro nel 2019 a circa 10 milioni e un ampliamento del flottante medio in Ipo dall’attuale 24% a un 30%”.


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