Inclusione delle A-shares cinesi nell’indice Msci, impatto per ora limitato

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di Finanza Operativa 21 Giugno 2017 | 16:00

“Non abbiamo motivo per essere troppo eccitati da quest’ultima proposta. Con un’inclusione iniziale sotto il 5%, l’impatto sugli altri indici dovrebbe essere limitato, visto che le azioni di categoria A (A-shares) dovrebbero pesare solo per lo 0.1% dell’MSCI All Country World Index, lo 0.5% dell’MSCI Emerging Market e lo 0.6% dell’Asia (Giappone escluso)”. Questo il commento sull’inclusione delle A-shares cinesi nell’indice MSCI di Kim Catechis, Head of Global Emerging Markets di Martin Currie (gruppo Legg Mason), che spiega inoltre come: “l’impatto sarà maggiore quando verranno inclusi più titoli del mercato A-share. Per capire quanto potrebbe volerci, la Corea del Sud è entrata nell’indice con il 20% del suo mercato nel 1992 ed è arrivata al 100% nel 1998; Taiwan è entrato con il 50% del suo mercato nel 1996 e ha raggiunto il 100% nel 2005″.

“Il quarto tentativo di ingresso delle A-share cinesi – continua Catechis – rappresenta un primo passo molto più appetitoso per gli investitori, soprattutto perché l’ingresso vero e proprio non ci sarà prima di maggio 2018. Tuttavia, per gli investitori internazionali ci sono ancora temi che destano preoccupazione, come quello sul controllo del capitale. Il mercato delle A-share è ancora considerato un’opzione più costosa rispetto ad altre, poiché ci vogliono ritorni molto alti per compensare l’aumento di volatilità dei prezzi delle azioni domestiche. Il livello di trasparenza delle aziende domestiche cinesi è inferiore a quanto gli investitori internazionali vorrebbero.Un settore del mercato A-share che potrebbe risultare interessante è quello delle aziende di energia rinnovabile. Tuttavia, questo interesse è puramente teorico, poiché è un settore dove operano aziende molto giovani, con una bassa capitalizzazione  – perciò al momento non ci sono azioni di questo settore del mercato A-share in cui investire”.

Siamo davanti a una svolta decisiva nell’evoluzione dei mercati azionari domestici della Cina: l’MSCI ha finalmente inserito nei suoi indici il secondo più grande mercato azionario del mondo, grazie alla migliorata accessibilità proveniente dai programmi Hong Kong e Shanghai/ Shenzhen Connect”. Parola di Greg Kuhnert, Manager dell’All China Equity Strategy di Investec AM, che precisa poi come il fattore di inclusione è relativamente contenuto: “inizialmente saranno 222 i titoli China A large Cap inseriti e si prevedono afflussi iniziali per soli 1.5 miliardi di dollari americani, ma questo sarà solo l’inizio”.

“Per gli investitori globali – precisa Kuhnert – le A shares cinesi offrono la possibilità di investire in un universo ampio di idee con oltre 3000 azioni di tipo A quotate che secondo noi ben rappresentano l’economia cinese e i suoi nuovi fattori che ne guidano la crescita. Esse sono anche in grado di offrire il vantaggio di una maggiore diversificazione dal punto di vista della volatilità complessiva del portafoglio. Riteniamo che nel lungo periodo la Cina, come Paese, svolgerà un ruolo molto importante nei portafogli regionali ed emergenti e potrebbe diventare una asset class unica per gli investitori nel mondo”.

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