La debolezza delle vendite al dettaglio è un cattivo presagio per i mercati emergenti?

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di Gianluigi Raimondi 21 Marzo 2019 | 16:30

La crescita delle vendite al dettaglio nei mercati emergenti è crollata negli ultimi se mesi. Gli investitori dovrebbero preoccuparsi?

La crescita delle vendite al dettaglio è calata nei mercati emergenti dal 6% al 4% negli ultimi sei mesi, come indicato nel grafico sotto riportato segnalato da Patrick Zweifel, Chief Economist di Pictet Asset Management, che spiega la propria view su questa tematica.

Il peso di Cina, Turchia e Argentina

La crescita delle vendite di automobili su base annua, una delle componenti principali delle vendite al dettaglio, è crollata al -5,4% a novembre 2018, il dato più basso degli ultimi dieci anni (si veda la Fig.2 sotto riportata). Tuttavia, escludendo Cina, Turchia e Argentina, le vendite di auto nei mercati emergenti hanno registrato un impressionante +9,7% nello stesso periodo; si tratta di un dato che mostra l’incidenza di queste tre economie sul dato complessivo.

In Pictet AM “non siamo eccessivamente preoccupati per il rallentamento in queste tre economie per le seguenti ragioni”:

In Cina, il governo ha ridotto le tasse sui redditi delle famiglie e l’IVA (dal 16 al 13% sui prodotti manifatturieri e dal 10 al 9% su alcuni servizi)1. Insieme allo stimolo monetario attuato, questa iniziativa sostiene i consumi. Le vendite al dettaglio Infatti, la crescita delle vendite di automobili si è già ripresa, e ciò ha sospinto la crescita delle vendite al di fuori di queste tre economie all’11% a dicembre 2018.

In Argentina e Turchia, il crollo che sfiora il -50% delle vendite di auto è stato la conseguenza di un brusco aumento dei tassi di riferimento, in quanto i governi di entrambi i Paesi hanno perso il controllo dell’inflazione. Si tratta di eventi sostanzialmente isolati e che non rappresentano un rischio per l’universo emergente nel suo complesso.

A parte questi tre Paesi, dove sta andando la domanda interna dei mercati emergenti?

I consumi delle famiglie sono strettamente legati al mercato del lavoro, che mostra segnali complessivamente positivi per i mercati emergenti. Il tasso di disoccupazione nei mercati emergenti rimane basso. L’unica preoccupazione è la crescita stentata degli stipendi reali, crollata dal 6,8% al 3,3% tra giugno 2012 e novembre 2018. Elevati livelli di inflazione sulla scia di crolli delle valute hanno determinato la contrazione degli stipendi. Ma il trend dell’inflazione è in fase di inversione, suggerendo che si è trattata di una scossa momentanea e che gli stipendi reali riprenderanno ad aumentare, a vantaggio della spesa delle famiglie.

Questo contesto è ulteriormente sostenuto dalla nostra funzione esclusiva sui consumi delle famiglie dei mercati emergenti, che ne prevede una ripresa nel medio termine.

In conclusione, rimaniamo fiduciosi sulla resilienza delle economie dei mercati emergenti, malgrado l’andamento incerto delle vendite al dettaglio. Trainato dalle vendite di auto, questo rallentamento è ampiamente limitato a tre Paesi: Argentina, Turchia e soprattutto Cina. L’Argentina e la Turchia non rappresentano un rischio sistemico per i mercati emergenti e non prevediamo un “hard landing” in China, soprattutto qualora i negoziati commerciali con gli Stati Uniti dovessero raggiungere un esito positivo. Riteniamo che il miglioramento nei consumi delle famiglie dei mercati emergenti osservato da dicembre 2018 sia destinato a proseguire.

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