Fed in attesa del G-20

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di Gianluigi Raimondi 25 Giugno 2019 | 10:00

La Banca Centrale statunitense ha lasciato i tassi invariati nel suo incontro della scorsa settimana, non mancando però di riportare ottimismo sui mercati, accrescendo le aspettative di un’azione nel futuro più prossimo. La decisione del comitato di politica monetaria (FOMC) di lasciare gli interessi invariati non è stata unanime, con il Presidente della Fed di St. Louis James Bullard che ha votato in favore di una riduzione di 25 punti base, segnando una prima volta nel corso della gestione di Powell, in carica da 16 mesi.

Secondo gli analisti di Wings Partners Sim, a giustificare il dissenso è il rischio che si accresce di un’inflazione troppo bassa, messa ulteriormente sotto pressione da segnali di rallentamento dell’economia; per Bullard anticipare l’intervento, in questo caso, ha più vantaggio di svantaggi, considerando le recenti azioni restrittive, che sono state un caso isolato tra le principali aree economiche, lasciando più spazio di manovra all’istituto americano.

Tuttavia l’opinione comune che emerge dal comunicato e dalle dichiarazioni dei diversi membri è che uno stimolo monetario potrebbe arrivare già a luglio, lasciando aperta la possibilità di intervenire nuovamente prima della fine del 2019. Le conferme di un orientamento accomodante hanno favorito un indebolimento del dollaro contro euro, portando il cross ad avvicinare quota 1,14. A frenare un apprezzamento ulteriore della moneta unica contribuisce anche l’intenzione della Bce di agire con misure analoghe, per favorire una ripresa dell’inflazione, confermata dal presidente Draghi la scorsa settimana.

Guerra dei dazi, prove di accordo Usa-Cina

Le attenzioni ora passeranno invece al fatidico incontro tra Trump e Xi al G20 in Giappone, con le delegazioni di Stati Uniti e Cina che hanno già ripreso i colloqui per portare ad un avvicinamento delle parti e una svolta in direzione del trattato. Si tratta di una notizia cruciale per i mercati, considerando gli effetti negativi sull’economia di questa guerra di dazi, con toni positivi a seguito degli incontri che potrebbero dare un incentivo rialzista ad azionario e materie prime.

Questo tipo di svolta positiva avrebbe un impatto, però, sulle decisioni della Federal Reserve, che potrebbe rinviare il taglio del costo del denaro, grazie a un miglioramento dell’economia che dovrebbe verificarsi spontaneamente; pertanto un’intesa avrebbe risvolti positivi anche sulle quotazioni del dollaro, riportando gli scambi contro euro in area 1,12.

Il mercato delle commodity

Avvio di settimana all’insegna della lateralità per le quotazioni dei metalli non ferrosi, nonostante il supporto fornito dall’apprezzamento della moneta unica contro il dollaro, che rende più convenienti gli acquisti espressi in euro per gli europei. Tuttavia i corsi si confermano nella maggior parte dei casi a poca distanza dai livelli di resistenza tecnica raggiunti la scorsa settimana, grazie all’ottimismo generato dalle previsioni di stimolo monetario della Federal Reserve (positivi per l’inflazioni e quindi per i prezzi delle commodities).

Il rame, dopo aver raggiunto un massimo la scorsa settimana in area $6.027, ha subito flessioni correttive che riportano le contrattazioni in area $5.950, comunque ben lontane dai minimi di inizio mese fissati a 5.740 dollari. I recenti rialzi hanno consentito di individuare un’area di supporto affidabile, che dovrebbe consentire interventi con volumi crescenti da parte dei compratori, benché tutto resti inevitabilmente condizionato dall’esito dell’incontro USA-Cina tra venerdì e sabato.

Discorso analogo per il nichel che si attesta stabilmente al di sopra dei 12mila dollari, riportando in avvio di seduta un guadagno di mezzo punto percentuale in zona 12.200 dollari; stabile invece l’alluminio in zona minimi di periodo, con le contrattazioni in mattinata in area 1.770 dollari, dopo il tentativo di allungo fallito nella sessione di giovedì al di sopra dei 1.800 dollari.

Ad aggiornare i minimi di periodo nella sessione di venerdì è stato lo zinco, toccando i 2.410 dollari, salvo registrare oggi un accenno di ricoperture delle posizioni ribassiste che consente ai prezzi del metallo di riportarsi in zona 2.450 dollari; l’andamento contrastante rispetto al piombo aveva determinato una riduzione del differenziale tra i due metalli in area 500 dollari nella sessione precedente, mentre oggi il metallo pesante perde terreno riportandosi in area 1.900 dollari. Ancora in ribasso, infine, lo stagno che risulta il peggiore del comparto non ferroso, cedendo oltre un punto percentuale, in area 18.700 dollari.

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