Emergenti, il mercato del 2020 secondo Comgest. I titoli sotto i riflettori

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di Stefano Fossati 28 Gennaio 2020 | 15:30

A cura di Laure Négiar, Gestore del fondo Comgest Growth World di Comgest

L’ultimo anno della decade che si è appena conclusa sarà difficile da battere, con l’azionario che ha registrato uno degli anni più positivi della storia recente. I fondamentali contano, e l’economia globale è rimasta, dal punto di vista dei fondamentali, non solo al riparo da una recessione (nonostante le sempre temibili minacce di un’inversione della curva dei rendimenti) ma anche con il più basso livello di disoccupazione (3,5%) degli ultimi 50 anni. Non sorprende che l’indice Msci AC World, cresciuto del 28,9% (in euro) nel 2019, sia stato trainato dalle azioni statunitensi (+33,3%, sempre in euro), guidate dalla performance del settore informatico. Seguono da vicino l’Europa (+26,0%), il Giappone (+21,8%) che ha recuperato terreno nel corso dell’anno, e i mercati emergenti (+20,7%).

Il 2019 è iniziato con un recupero a scatto dopo la difficile chiusura d’anno del 2018. Questo grazie al ritorno della banca centrale Usa che, con una netta inversione di tendenza e tre tagli dai tassi, ha contribuito a reprimere i timori di una recessione statunitense del terzo trimestre a seguito della scarsa attività manifatturiera, delle dispute commerciali tra Usa e Cina e delle ripetute revisioni al ribasso degli utili globali nel corso del 2019 (dal 10% al 2%). L’anno si è infine chiuso con un quarto trimestre in ripresa (+5,8%), con una ritrovata propensione al rischio sostenuta dal miglioramento nei sondaggi sull’attività manifatturiera negli Stati Uniti e nell’area dell’euro (sebbene ancora debole), dalla solidità dell’occupazione (soprattutto negli Stati Uniti) e da indicatori del settore dei servizi in buona salute. Inoltre, sono stati evitati due rischi politici; la continua incertezza sulla Brexit grazie alla schiacciante vittoria dei conservatori, e un altro round di tariffe Usa a seguito dell’accordo di “Fase Uno” con la Cina.

Titoli sotto i riflettori

Tra i titoli più positivi Hikari Tsushin, la principale società giapponese di servizi aziendali, che continua a registrare una robusta crescita dell’utile operativo (+52%) e delle vendite (+12%). Prevediamo che l’utile operativo dell’anno fiscale sarà del +20%, nonostante la guidance più conservativa della società del +9% per l’intero anno, dato che continuano a scalare e a far crescere nuove attività. Kweichow Moutai, uno dei principali produttori cinesi di “Baijiu”, ha performato positivamente con vendite e utili netti che dovrebbero chiudere l’anno al +15% anno su anno. Ping An, il più grande assicuratore vita cinese non controllato dallo stato, continua a registrare una solida crescita in tutte le sue principali attività.

Alcuni esempi che hanno registrato risultati negativi sono: Samsonite, uno dei principali produttori di bagagli a livello mondiale, che è sotto pressione dalla metà del 2018 a causa di diversi fattori: un report pubblicato da un venditore allo scoperto decisamente fuorviante, preoccupazioni per l’impatto delle tensioni commerciali tra Usa e Cina, un rallentamento della domanda asiatica, e più recentemente, la minaccia di un’erosione del potere dei prezzi da parte di nuovi concorrenti. Seven & I, leader giapponese nel settore dei supermercati, ha registrato risultati trimestrali deboli e ha segnalato una maggiore cautela rispetto alle previsioni, con un rallentamento delle aperture di nuovi negozi, maggiori costi per la ristrutturazione del portafoglio nel settore dei supermercati e una maggiore pressione sui costi dei salari. Infine, Makita, uno dei principali produttori giapponesi di elettroutensili, ha deluso le aspettative sulla crescita degli utili a causa delle pressioni indotte dalle tensioni commerciali, dato che il 60% della sua produzione è basata in Cina.

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