Allianz GI: fiducia nel sostegno delle banche centrali

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di Stefano Fossati 17 Luglio 2020 | 12:00

“Nelle ultime settimane i dati economici ufficiali hanno in più casi sorpreso al rialzo. Sembra dunque che in gran parte del mondo la fase peggiore della crisi legata al coronavirus sia superata. In maggio, la crescita della produzione industriale in Italia e Francia ha abbondantemente battuto le attese degli analisti. Inoltre, le stime di consensus sul prodotto interno lordo del 2020, che riflettono la media delle previsioni degli analisti, sembrano prossime a un’inversione positiva”. E’ quanto sottolinea Hans-Jörg Naumer, Director, Global Capital Markets & Thematic Research di Allianz Global Investors.

Che prosegue: “È importante sottolineare che le tali stime sulla crescita delle principali economie mondiali sono (in media) molto più ottimiste rispetto a quelle di istituzioni pubbliche come il Fondo Monetario Internazionale, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) o le banche centrali dei singoli Paesi. Il Fmi, per esempio, prevede un calo del Pil Usa dell’8% nel 2020, mentre secondo le stime di consensus la flessione sarà inferiore al 6%. Nell’area euro il Fmi si attende una contrazione di poco superiore al 10%, il consensus un calo appena al di sopra dell’8%. Inoltre, quasi tutte le economie potrebbero evidenziare una flessione, ad eccezione della Cina, dove il Fmi prevede una crescita dell’1%. Si tratta di un’espansione modesta per la Cina, ma è comunque un dato straordinario nel quadro della pandemia di coronavirus” (si veda il Grafico della settimana).

Tuttavia, il virus continua a diffondersi in tutto il mondo. Il numero di nuovi casi giornalieri a livello globale è ancora in aumento, in particolare in America Latina e negli Usa. Negli Stati Uniti, la prima economia al mondo, l’epidemia sembra fuori controllo. Sei Stati federali hanno ripristinato le misure di lockdown e altri quattordici hanno sospeso la riapertura. Le limitazioni ai viaggi internazionali, cancellate in maggio, sono state di recente parzialmente reintrodotte.

La settimana prossima: riflettori puntati sugli indicatori del sentiment

La prossima settimana verranno pubblicati soprattutto dati sul sentiment. Si inizierà martedì con l’indice dell’attività di Chicago. Mercoledì conosceremo i Pmi giapponesi. Giovedì verranno resi noti gli indici della fiducia dei consumatori dell’area euro e degli Stati membri, nonché l’indice Gfk tedesco. Seguiranno i Pmi preliminari del settore manifatturiero e non manifatturiero di Eurozona e Stati Uniti (venerdì). “Nel complesso, i dati dovrebbero riflettere la fine del lockdown per l’economia globale, seppur con tempistiche diverse a livello di singoli Paesi”, commenta Naumer.

Nel frattempo si è aperta la stagione di pubblicazione dei risultati aziendali negli Stati Uniti. “Il secondo trimestre è stato particolarmente difficile; le stime Ibes sui profitti non erano mai state riviste al ribasso così rapidamente come dopo lo scoppio della pandemia. Potremmo assistere a ulteriori revisioni negative nel corso del 2020 e del 2021, ma a un ritmo più contenuto”, puntualizza l’esperto.

Fiducia nel sostegno delle banche centrali

Le valutazioni e la ripresa economica probabilmente deluderanno le grandi aspettative di rialzo anticipate dai mercati azionari. Infatti, le attese sugli utili societari subiranno con tutta probabilità una revisione al ribasso: dopotutto, ci troviamo nel mezzo della peggiore recessione economica dal secondo dopoguerra. Tuttavia, “le ingenti iniezioni di liquidità da parte delle autorità monetarie sembrano ridurre il rischio di una battuta d’arresto (sono espressione del sostegno delle banche centrali), o almeno questo è quanto suggeriscono i mercati. Dall’ultima riunione della Banca Centrale Europea è nuovamente emersa la volontà di fornire liquidità e mantenere i tassi di interesse su livelli contenuti. Finché questa situazione si protrarrà, risulta ragionevole investire in asset rischiosi, anche se c’è sempre il rischio di fare un passo falso nella fase della ‘danza’ e le misure di supporto delle banche centrali causano anomalie”, conclude Naumer.

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