Al private equity piace il calcio (e lo sport in generale)

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Avatar di Francesco Lavecchia 23 Febbraio 2021 | 19:00

A cura di Morningstar

Il private equity entra anche nel calcio italiano. Solo due anni fa un fondo di investimenti acquisiva per la prima volta una società calcistica della Serie A, l’AC Milan; da settimane si susseguono le voci del forte interessamento di un altro fondo, BC Partners, per l’altra squadra di Milano, l’FC Internazionale, ed è ormai notizia di qualche mese fa il possibile accordo di una cordata di investitori stranieri per acquisire una quota della società che gestirà i diritti televisivi della Serie A.

Ma perché tutto questo interesse e perché proprio ora? La risposta è che mai come in questo momento gli interessi delle due parti sono stati convergenti. Il calcio moderno ha bisogno di capitali per sviluppare un modello di business che sia profittevole e in grado di resistere meglio a shock del sistema come quello provocato dalla pandemia. Nella scorsa stagione i ricavi della Serie A sono scesi di circa il 20% rispetto alla stagione 2018-19 (in base alle stime di Deloitte) a causa dei minori introiti dovuti a una riduzione dei proventi dei diritti tv e al crollo dei ricavi dalla vendita dei biglietti. Per questo motivo i quasi 2 miliardi di euro in arrivo dalla cordata di fondi di private equity Cvc-Advent-Fsi per la cessione del 10% della nascente media company che gestirà i diritti televisivi del campionato italiano sono visti come una vera boccata d’ossigeno per le casse delle società di Serie A.

Che cosa piace del calcio?

Dal canto loro i fondi di private equity, che sono sempre attenti a cercare occasioni di investimento dall’elevato rendimento, sono attratti da un mercato che ha enormi potenzialità di crescita e presenta delle caratteristiche che piacciono molto agli investitori orientati al valore:

  • le società calcistiche hanno un brand di grande valore, come testimonia il seguito che hanno sui social e la fedeltà dei tifosi nel seguire la propria squadra del cuore;
  • i proventi derivanti da diritti televisivi, contratti di sponsorizzazione e partnership garantiscono flussi di cassa prevedibili e ricorrenti;
  • in molti paesi europei, e l’Italia è uno di questi, il calcio è considerato quasi alla stregua di un bene di prima necessità. Questo significa che la spesa delle famiglie destinata a seguire la propria squadra non risente del ciclo economico;
  • il settore del calcio ha regole chiare che danno certezze agli investitori. L’esistenza di norme che impediscono ai club europei di spendere somme illimitate per l’acquisto dei calciatori garantisce una maggior competitività;
  • l’ascesa delle squadre femminili e degli e-sport e l’allargamento del business ad attività commerciali parallele, come ad esempio la produzione di documentari, sono importanti driver della crescita futura;
  • la possibilità di finanziare il progetto stadi: diversamente da quanto accade in altri paesi in Europa, in Italia sono appena cinque le squadre ad avere un impianto di proprietà (Juventus, Atalanta, Udinese, Sassuolo e Frosinone) che garantisce flussi di cassa generosi e costanti nel tempo anche grazie alla presenza di altre attività commerciali come negozi e ristoranti.

La Serie A ha più appeal

Ma perché i fondi di private equity sono attratti proprio dal calcio italiano? In realtà gli investitori sono particolarmente interessati ai campionati europei storici, come appunto la Serie A, ma anche la Ligue 1 francese e la Bundesliga tedesca, che non hanno ancora visto un’impennata dei ricavi e del valore delle società. Più difficile, invece, è entrare nel campionato inglese, che negli ultimi 10 anni è cresciuto in maniera significativa e che genera ogni anno quasi 6 miliardi di euro di ricavi, il 70% circa in più rispetto alla Liga spagnola che è il secondo campionato europeo più ricco. Il loro obiettivo (fonte dati: Deloitte), una volta entrati nel capitale sociale, è trasformare i club in media company in grado di autofinanziarsi e in modo tale da poterle rivendere in 3-5 anni realizzando una grossa plusvalenza.

Il fenomeno del private equity, tuttavia, non riguarda solo il calcio, ma quasi tutto il mondo dello sport. Secondo un’analisi di PitchBook nel 2019 (ultimi dati disponibili) si è registrato un record in termini di numero di deal raggiunti e capitali investiti nello sport da parte di questi fondi (14 accordi per un valore di circa 900 milioni di dollari). Una crescita esponenziale se si pensa che solo tre anni prima gli investimenti si attestavano attorno ai 100 milioni di dollari.

Tra gli sport che già da tempo si sono aperti all’ingresso di capitali provenienti da fondi di private equity c’è la Formula 1, con Cvs, lo stesso fondo che è in procinto di acquisire parte dei diritti della Serie A, che nel 2006 ha acquisito la maggioranza del capitale del Gruppo Formula 1, e il tennis, con il fondo Kosmos che ha siglato una partnership con la Itf (Federazione Internazionale Tennis ) che prevede l’investimento di 3 miliardi di dollari nei prossimi 25 anni attraverso iniziative che puntano ad aumentare la popolarità di questo sport in tutto il mondo.

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