I tre rischi da monitorare nel 2016

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di Finanza Operativa 17 Febbraio 2016 | 15:00

A cura di Coface
La prudenza si impone nell’evoluzione dei rischi paese nel 2016. In un contesto di crescita mondiale debole, prevista al 2,7% da Coface (dopo un 2,5% nel 2015), si prevede che i rischi emersi nel 2015 persisteranno anche quest’anno. Al primo posto figurano le tensioni politiche nei paesi avanzati e in quelli emergenti. Le elezioni negli Stati Uniti, e soprattutto il rischio di “Brexit” nel Regno Unito, due paesi che hanno registrato performance migliori rispetto a quelle della zona euro nel 2015, potrebbero pesare sulla fiducia delle imprese. Nel mondo emergente, le incertezze rimangono elevate in Medio Oriente. Il rischio di terrorismo potrebbe rafforzare i movimenti nazionalisti. Secondo l’indice di rischio politico di Coface, Turchia e Brasile si caratterizzano per un aumento dell’instabilità politica tra il 2007 e il 2015, a seguito di un peggioramento significativo della situazione economica. Il Brasile, dove la crisi politica e la recessione dovrebbero perdurare anche nel 2016, vede così la valutazione rischio paese declassata per la seconda volta in un anno a C.
Paesi avanzati: ripresa sotto tensione. Nel complesso, i paesi avanzati registrano una crescita moderata nel 2016, stimata al 2% da Coface. Le preoccupazioni principali sono la dipendenza dai prezzi delle materie prime, il rallentamento cinese e la volatilità dei mercati finanziari. La debolezza del prezzo del barile dovrebbe proseguire anche nel 2016, tenendo conto di  un’offerta petrolifera sempre in eccesso, in parte legata al ritorno dell’Iran sul mercato. Fortemente colpito dalla caduta degli investimenti nel settore petrolifero a causa del calo dei ricavi del settore, il Canada lascia la categoria dei rischi migliori e viene valutato A2. Tuttavia, il calo continuo dei prezzi del petrolio ha avuto un effetto positivo sulle famiglie e sulle imprese di alcuni paesi avanzati. A eccezione di Giappone e Italia, la diminuzione delle fatture dell’energia ha permesso di rilanciare gli investimenti delle imprese, soprattutto in Spagna e Regno Unito.
Il Giappone risulta tra le potenziali vittime del rallentamento cinese, più marcato rispetto alle aspettative poiché il 18% delle esportazioni è destinato alla Cina. Una crescita debole (stimata allo 0,9% per il 2016), un rischio persistente di deflazione e l’indispensabile consolidamento delle finanze pubbliche spiegano la messa sotto sorveglianza negativa della valutazione A1 del paese. Senza sorprese, il calo della domanda e del turismo proveniente dalla Cina continentale continuerà a influire sull’attività di Hong Kong e Taiwan, anche questi sotto sorveglianza negativa.
Nella zona euro (crescita prevista dell’1,7% nel 2016), la situazione delle imprese migliora gradualmente, come testimoniano le statistiche delle insolvenze in Francia, Germania, Italia (una diminuzione compresa tra 3,5 e 5% nei primi 9 mesi del 2015, rispetto allo stesso periodo nel 2014)e soprattutto in Spagna (-26%). La crescita italiana sarà favorita dalla domanda interna che beneficerà del ritorno della fiducia e dai progressi in termini di riforme strutturali, portando Coface a mettere sotto sorveglianza positiva la valutazione B dell’Italia.
L’indebitamento eccessivo delle imprese, la nuova malattia dei paesi emergenti La situazione dei paesi emergenti, la cui crescita si è dimezzata in cinque anni (3,9% in previsione nel 2016), si complica ulteriormente con l’aumento dell’indebitamento delle imprese, colpite dalle politiche monetarie estremamente espansioniste dopo la crisi di Lehman Brothers e il crollo dei prezzi delle materie prime. Solo l’Europa centrale resta poco colpita in questa fase. L’Ungheria (la cui valutazione è migliorata di un livello, ad A4) e la Lettonia (B sotto sorveglianza positiva) beneficiano di una crescita solida, sostenuta dai consumi delle famiglie, e da un aumento delle esportazioni verso altri paesi europei rispetto alla Russia.
Secondo gli economisti Coface, le imprese cinesi risultano tra le più indebitate: il debito rappresenta più del 160% del PIL, 60 punti in più rispetto al 2008. Seguono Turchia (+30 punti), Brasile (+17 punti), Russia (+14 punti), e Malesia (+11 punti). Le imprese turche, di cui un terzo del debito è espresso in dollari, risultano essere oggi tra le più esposte al rischio di cambio. Principale barlume di speranza a medio termine: i ricavi in competitività derivano da deprezzamenti recenti delle valute emergenti.
In questo contesto di aumento dei rischi per le imprese, Coface declassa di un livello le valutazioni di numerosi paesi emergenti che erano già sotto sorveglianza negativa. Queste includono:
o Algeria (B) e Gabon (C), a causa del basso costo degli idrocarburi
o Sudafrica (B), penalizzato da una crescita lenta e tensioni sociali crescenti
o Tanzania (C) e Madagascar (D), la cui crescita è contratta dalle incertezze politiche

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