Asset allocation: l’High Yield europeo batte quello Usa

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di Redazione 30 Marzo 2021 | 15:04

Che la distribuzione dei rendimenti presenti sui mercati del credito sia cambiata negli ultimi 12 mesi e che ci siano livelli estremi di raggruppamento intorno alla media attuale è ormai un dato di fatto. “È interessante però analizzare la dispersione dei rendimenti da inizio anno nei differenti segmenti del mercato del credito su scala globale: la situazione è infatti molto diversa a livello top-down, laddove la dispersione dei rendimenti da inizio anno si è rivelata molto alta e il miglior segmento del mercato è stato quello CCC che ha registrato un 4,7% in termini di rendimento totale e un restringimento dello spread di 117 punti base”. Ad affermarlo è Andrey Kuznetsov, senior Portfolio Manager per la divisione internazionale di Federated Hermes, che di seguito dettaglia la propria view.

Nello stesso periodo, invece, il peggior segmento del mercato, vale a dire il credito sovrano negli Emergenti, ha reso -4,1% e un allargamento dello spread di 4 punti base. Tali movimenti sono stati guidati dal significativo cambiamento del contesto macroeconomico a livello globale e, più nello specifico, da un lato dalle aspettative del mercato in termini di inflazione e dall’altro dall’eventuale riduzione degli stimoli monetari che ha sostenuto i mercati nel corso degli ultimi 12 mesi.

I miglioramenti del contesto economico stanno offrendo sostegno ai segmenti del mercato più legati all’andamento stesso del contesto, come ad esempio, il segmento CCC. Un ambiente caratterizzato da tassi più elevati è invece negativo per le fasce di mercato che mostrano una qualità più elevata (e una duration più lunga), come ad esempio i governativi Emergenti con una duration superiore agli 8 anni. Allo stesso tempo, però, sostiene le banche, come si registra dalla performance del mercato additional tier 1.

L’ultima cosa da analizzare è l’andamento dell’high yield europeo che sta sovraperformando l’omologo statunitense in termini di differenziale di ritorno totale, sulla scia delle aspettative del mercato secondo cui gli Stati Uniti sono più prossimi al tapering rispetto al Vecchio Continente, portando ad un maggiore movimento sul fronte dei governativi proprio negli Stati Uniti.

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