Investimenti, Italia: la ripresa resta piena di ostacoli

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di Gianluigi Raimondi 4 Novembre 2021 | 09:28

Dati macro non particolarmente sensibili in uscita oggi. Discutiamo quindi dell’economia italiana e in particolare chiediamoci quando l’attività ritornerà ai livelli pre pandemia. La robusta crescita del PIL (10% in due anni) che fa seguito al crollo del 2020 (-9%) dovrebbe essere in grado di riportare la nostra economia sopra i livelli pre-crisi nel corso della prima metà del 2022.

Nonostante tutti i dati indichino che il recupero procede con più vigore che altrove, il gap rispetto agli altri Paesi rimane elevato (perché la flessione Italiana del 2020 è stata superiore): nel 2Q21 era del -3,8%, rispetto al 4Q19, in Germania era del -3,3%, in Francia del -3,2%, mentre gli USA hanno raggiunto il livello pre-crisi proprio del 2Q21.

Le stime del Centro Studi ConfindustriaCSC, indicano che a partire dal 4Q21 la crescita del PIL dovrebbe essere più moderata rispetto ai trimestri precedenti, quale effetto dell’esaurirsi del rimbalzo iniziale. L’Italia crescerebbe dello 0,7% in media a trimestre (che comunque è maggiore dello 0,3% medio del periodo 2015-18), grazie agli effetti della politica fiscale espansiva e delle risorse del PNRR, grazie alle quali il PIL Italiano potrebbe risultare maggiore di 0,5 punti percentuali già a partire dal 2021 e di 0,7 nel 2022, rispetto allo scenario base (stime governative).

Due sono sostanzialmente i fattori trainanti della crescita del 2021 e che dovrebbero agire anche nel 2022: i consumi e gli investimenti. I primi, pur contribuendo alla crescita nel 2022, rimarrebbero il 3,7% circa inferiori al livello del 2019 a causa dell’aumento della propensione al risparmio (salita al 15% nel 2Q21). Difficile prevedere infatti che l’extra risparmio del 2020 indotto dalle limitazioni agli spostamenti individuali possa riaffluire al consumo nell’ultima parte del 2021 e nel 2022.

Positivi gli investimenti trainati dal settore delle costruzioni, che a giugno 2021 facevano segnare un +12,8% su base annua, dopo il crollo del giugno 2020 (-26.7%). Secondo il CSC nel corso del 2022 gli investimenti cresceranno ad un livello superiore a quello pre-crisi del 2019 (+17,7%) grazie ancora al contributo del settore costruzioni. Una ripresa degli investimenti in impianti, macchinari e mezzi di trasporto sarà possibile una volta sterilizzato l’aumento delle materie prime e le difficoltà della loro disponibilità.

Buone le prospettive dell’export che, dopo la caduta del 14% nel 2020, è previsto crescere del 12,4% nel 2021 e del 7,7% nel 2022. Ci sono incertezze che potrebbero frenare la ripresa? Si, non potevano non esserci. Intanto la pandemia che sembra voler rialzare la testa e che potrebbe portare a nuove chiusure. Poi le difficoltà legate al reperimento delle materie prime e ai loro prezzi. A questo aggiungiamo la possibilità di un prematuro aumento dei tassi della zona Euro a ripresa non ancora consolidata che stroncherebbe la crescita.

Last but not least, lo scenario politico interno. Non va infatti dimenticato che se da un lato il PNRR offre una storica opportunità al nostro Paese di superare quei fattori che hanno impedito all’economia di crescere negli ultimi 20 anni, va precisato che la sua piena efficacia è subordinata all’individuazione di una efficiente allocazione delle risorse, al rispetto dei tempi previsti e alle modalità di attuazione degli investimenti e delle numerose riforme in programma.

Il venir meno, anche solo parziale, di uno di questi elementi implicherebbe una minore attribuzione di risorse a monte o una loro dispersione a valle.

A cura di Antonio Tognoli, Head of Research di Integrae Sim

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