Asset allocation: energie rinnovabili ora più che mai essenziali in Europa

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di Redazione 4 Novembre 2021 | 16:01

“Abbiamo osservato un forte aumento dei prezzi quando le economie hanno cominciato a riaprirsi quest’anno dopo i lockdown. Ciò è stato molto evidente nei prezzi dei combustibili, cioè petrolio e metano, e ha alimentato l’inflazione in tutta Europa, creando forti preoccupazioni presso i vari governi per l’avvicinarsi del periodo invernale e la possibilità che i prezzi del metano salgano ulteriormente”. Ad affermarlo è Randeep Somel, gestore del fondo M&G (Lux) Climate Solutions Fund di M&G, che di seguito spiega nel dettaglio la propria view e il proprio outlook.

Come siamo arrivati a qui?

Negli ultimi decenni, i Paesi europei hanno ridotto la loro produzione di elettricità da carbone ed energia nucleare, aumentando invece quella da energie rinnovabili. Questo ha fatto crescere la dipendenza dal metano e dalle rinnovabili. A causa della loro intermittenza, il solare e l’eolico non sono attualmente in grado di fornire un flusso stabile e garantito di elettricità, cioè il carico di base. Di conseguenza, è cresciuta la dipendenza dal metano e la dinamica domanda/offerta ha contribuito all’aumento dei prezzi che stiamo osservando ora.

Una questione politica?

C’è stato molto dibattito intorno al nuovo gasdotto Nord Stream 2, che trasporterà il metano dalla Russia all’Europa. Gli Usa hanno espresso obiezioni all’avvallo di questo gasdotto poiché significherebbe una maggiore dipendenza energetica dell’Europa dalla Russia. Quest’ultima ha suggerito che l’unico modo per far scendere i prezzi del metano sia approvare l’infrastruttura. L’incremento del prezzo del metano che vediamo ora e che si è verificato in contemporanea con le elezioni tedesche, Paese di destinazione dell’infrastruttura, ha messo il gasdotto sotto i riflettori.

Le rinnovabili possono essere parte della soluzione?

Il metano non è sempre stato la fonte energetica per il carico di base. Tuttavia, le strutture di stoccaggio del metano sono state integrate nell’infrastruttura energetica, quindi può essere una fonte energetica affidabile per rispondere alle necessità del carico di base. Ora occorrono investimenti nelle infrastrutture energetiche rinnovabili perché le strutture di stoccaggio come le batterie siano parte della soluzione a lungo termine. Attualmente l’energia dal solare e dall’eolico viene persa se non è utilizzata al momento ma, se si introducessero le batterie, potremmo disporre dell’energia per quando questa viene effettivamente richiesta.

Con i costi delle batterie che continuano a scendere, è probabile assisteremo all’adozione sempre maggiore di questa tecnologia. La Hornsdale Power Reserve nel sud dell’Australia, che nel 2017 era l’impianto più grande al mondo di batterie a ioni di litio, ha mostrato che il carico di base può essere costituito da energia da fonti rinnovabili stoccata in batterie. È il secondo progetto di questo tipo dopo un impianto molto più piccolo presente in California.

Il centro europeo più grande di stoccaggio con batterie è entrato in funzione quest’anno, ed è il progetto Minety di Shell che si trova nel sudovest dell’Inghilterra. Quest’anno dovrebbe diventare operativo anche l’impianto di stoccaggio energetico Ruien in Belgio. Per incoraggiare lo sviluppo di nuovi impianti, nel suo fondo per l’innovazione lanciato di recente, l’Unione Europea ha come obiettivo investimenti in progetti di stoccaggio con batterie.

Per cercare di soddisfare le esigenze di lungo termine di energia a basso costo, sicurezza energetica e rispetto degli impegni sul clima, l’unica soluzione sostenibile è aumentare gli investimenti in energia e infrastrutture rinnovabili. Dobbiamo accelerare il passo della transizione energetica.

Un passo avanti rispetto al solare e all’eolico

Lo spostamento verso le fonti di energia rinnovabile per la produzione di elettricità avrà un notevole impatto sulla riduzione delle emissioni globali. Tuttavia, questo da solo non sarà sufficiente, dal momento che sono presenti attività ad alta intensità di carbonio in cui questo passaggio all’elettrico non ha senso in termini pratici o dal punto di vista economico. Parti del settore industriale come la produzione d’acciaio e il cemento valgono il 16% delle emissioni globali e sono aree in cui non ci sono percorsi fattibili verso l’elettrificazione. Conseguentemente, di pari passo alle fonti di energia rinnovabile, occorre adottare l’uso dell’idrogeno pulito, un combustibile ad alta densità da fonti non fossili.

Disponiamo della tecnologia per produrre idrogeno da fonti energetiche rinnovabili senza emettere carbonio, come il solare e l’eolico. Gli elettrolizzatori, che convertono l’energia rinnovabile in idrogeno, si sono evoluti a un livello in cui sono in grado di essere messi in funzione e spenti rapidamente, per seguire i momenti di intermittenza delle fonti rinnovabili e stoccare l’energia prodotta. L’altro aspetto della tecnologia si coniuga bene con le celle combustibili, che sono dove l’idrogeno è poi convertito nuovamente in una forma di energia utilizzabile, come l’elettricità.

Se da un lato gli elettrolizzatori e le celle combustibili sono componenti chiave nella produzione e conversione dell’idrogeno, occorre anche che sia operativa l’intera supply chain perché il processo funzioni e sia economicamente sostenibile. La supply chain coinvolge i produttori di energia rinnovabile, i gasdotti industriali e il trasporto, fino ai produttori di beni al termine della catena che useranno l’idrogeno al posto dei combustibili fossili.

COP26: uno sguardo al futuro del riscaldamento climatico globale

Con COP26 attualmente in corso, sarà molto importante affrontare il tema del prezzo del carbonio. Nessun Paese o regione firmerà un accordo per porre un prezzo sul carbonio per le emissioni che lo metta in una posizione di svantaggio negli scambi. Se COP26 dev’essere un momento di svolta, bisogna però cominciare a discutere del prezzo del carbonio.

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