Mifid 2, primi effetti collaterali

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di Denis Masetti 12 Giugno 2018 | 06:37

L’ansia febbrile che ha caratterizzato il semestre scorso nell’attesa dell’avvio della nuova normativa Mifid 2 si è placata in questi mesi: non c’è stata la rivoluzione tanto temuta. Il mondo della consulenza finanziaria va avanti
come prima e tutti sono più rilassati. In verità alcuni fenomeni stanno delineandosi e diventeranno piu evidenti nel prossimo futuro. È infatti certo che il numero delle società di gestione è destinato a ridursi e si assisterà a un crescente fenomeno di concentrazione, con una divisione più marcata tra chi gestisce e chi distribuisce. Inoltre è avviata una sostanziale riduzione dei costi e dei margini per l’intero sistema della gestione del risparmio.
Questa riduzione si riflette inevitabilmente sui margini e sui ricavi dei consulenti finanziari. Quali le soluzioni? In primis l’offerta e il collocamento si stanno muovendo verso prodotti più complessi e sostanzialmente meno sensibili alla variabile prezzo: gestioni patrimoniali, fondi di fondi, polizze unit linked. Nell’ultimo mese il collocamento di queste polizze, vero cavallo di battaglia di molte reti, ha subito un forte rallentamento. Il fenomeno multibrand che tanto ha avuto successoin Italia e che dava ai consulenti finanziari un ruolo determinante nella costruzione di portafogli per i clienti sembra avrà vita dura. Le maggiori reti di distribuzione stanno già concentrandosi su un numero limitato e qualificato di partner. Buone notizie per i consulenti finanziari che aspirano a essere indipendenti: con il prossimo avviamento dell’Albo si potranno creare portafogli con un mix di titoli a reddito fisso, Etf e fondi attivi con costi talmente bassi che il costo esplicito della consulenza potrà più facilmente essere accettato e diventare la norma per i servizi di consulenza finanziaria.

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