Sos consulente: l’Italia ha bisogno di te

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di Matteo Chiamenti 29 Gennaio 2019 | 12:48
Un ritornello che ormai conosciamo bene

Sembra essere diventato un motivo ever green, di quelli che le radio trasmettono senza paura di sentirsi fuori moda: gli italiani hanno bisogno di consulenza.
Già perché a raccontarcelo lo scorso ottobre il rapporto della Consob sulle scelte di investimento delle famiglie italiane per il 2018, evidenziando il fatto che solo poco più del 20% si affida alla consulenza professionale.

Poi qualche giorno fa vi avevamo presentatoi risultati dell’Osservatorio Anima-Gfk sul risparmio delle famiglie italiane dove solo il 25% riteneva “molto importante” farsi aiutare da un esperto nella scelta degli investimenti. Infine oggi ci troviamo a commentare le evidenze dell’Europea Investing Income Study, presentato questa mattina presso la sede di Invesco (presenti Fabrizio Formezza, presidente di Eumetra MR e Giuliano D’Acunti, responsabile commerciale di Invesco Italia), una ricerca a livello europeo sulle esigenze di investimento che ancora una volta ha chiarito che nel nostro Paese gli spazi per il mercato della consulenza sono ancora decisamente ampi.

Partendo dal campione e concentrandoci sul caso nostrano, sono stati intervistati 720 investitori italiani attraverso un questionario online, sulla base di un campione totale di 4970 persone provenienti anche da Belgio, Francia, Germania, Spagna, Svizzera, Olanda e Regno Unito. Gli elementi del campione possiedono le seguenti caratteristiche:
-responsabilità unica o congiunta per le risorse finanziarie del loro nucleo familiare e per le decisioni di investimento.
-detengono attualmente almeno un prodotto d’investimento basato sul rischio o intendono investire in questo
-hanno un reddito familiare lordo che supera i 50.000 euro, i 60.000 franchi svizzeri o le 45.000 sterline

Ebbene stando all’analisi in oggetto, l’82% del campione italiano afferma che avrebbe bisogno dfi ancora più consulenza. Si tratta di un dato record in Europa, dove la media raggiunge circa il 70%. Un dato molto interessante se si pensa che l’orizzonte temporale d’investimento medio italiano è il più basso del Vecchio Continente, pari a 4,9 anni. Insomma, il “target” del lavoro di una buona advisory potrebbe essere proprio quello di educare i risparmiatori verso un approccio più di lungo termine. E se a questo aggiungiamo che il 91% degli italiani investono pensando ai progetti familiari (la media complessiva in Europa è 83%) capiamo bene che il Bel Paese è potenzialmente terreno fertile per i consulenti italiani intenzionati ad agire come coach o mentori per gli investitori. Insomma, il ritornello è sempre lo stesso: la consulenza è un bene con tanta domanda. Chissà che prima o poi l’offerta possa finalmente capire il modo per incontrarla.

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