L’asset allocation di CA Indosuez WM per gennaio

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Finanza Operativa di Finanza Operativa 24 Gennaio 2018 | 12:00

Obbligazioni governative Paesi emergenti, sia in valuta forte che locale, bond corporate high yield in Europa e investiment grade negli Usa, azioni Paesi emergenti e petrolio. Questa l’asset allocation per il mese in corso di CA Indosuez Wealth Management. Nel dettaglio ecco le motivazioni dell’istituto.

Obbligazioni Paesi emergenti
Sempre positivo è il giudizio sulle obbligazioni governative ed in particolare sulle emissioni corporate dei Paesi Emergenti, con preferenza geografica per l’Asia e l’America Latina. In Asia, il carry offerto dai titoli Corporate, pari a circa 180 punti base per gli Investment Grade e a 380 punti base per gli High Yield, appare coerente con l’attuale fase di espansione economica; le valutazioni sono migliori delle medie storiche, ma non appaiono eccessive. In America Latina il rapporto tra revisioni al rialzo e al ribasso ha raggiunto il massimo di 1.5 volte, riflettendo sia il miglioramento nel trend del credito nella regione che la maggiore forza delle materie prime. L’apprezzamento del cambio di questi Paesi ed il positivo andamento congiunturale completano il quadro. I paesi Preferiti, su cui indirizzare gli investimenti in quest’area, sono l’Argentina (che ha visto 23 upgrade nel corso del 2017) ed il Brasile, dove, nonostante la volatilità causata dalle incertezze relative alle riforme sociali ed alle elezioni presidenziali del prossimo ottobre, ci si aspetta per il 2018 una crescita del GDP reale del 2.5%. Il segmento di curva preferito è quello compreso tra 3 e 5 anni.

Bond corporate

Stati Uniti – E’ ancora confermata la preferenza per le emissioni societarie americane caratterizzate da più elevato merito di credito. Il rendimento offerto dallo spread rappresenta mediamente il 30% circa del rendimento totale di questi titoli. La domanda rimane vigorosa, i fondamentali delle società continuano a migliorare, anche se il livello di indebitamento appare peggiore rispetto a 5 anni fa. Nel segmento dei titoli High Yield, la differenza nello spread non è ritenuta tale da compensare il maggiore rischio rappresentato dall’indebitamento più elevato di queste società. Si ritiene inoltre che gli emittenti con meriti di credito bassi, in particolare quelli con rating compreso tra B e CCC di S&P, non saranno avvantaggiati dalla riforma fiscale appena approvata, dato che le limitazioni alla deducibilità degli interessi andranno a più che controbilanciare i benefici derivanti dalla riduzione del corporate rate.

Europa – Ancora confermata, anche in questo caso, la preferenza per i titoli High Yield, gli unici che continuano ad offrire un cuscinetto di rendimento, ancora in grado di compensare gli incrementi attesi nei tassi di interesse. Nel segmento Investment Grade, il 40% delle emissioni offre rendimenti inferiori allo 0.5%, il 34% rende meno dell’1% e solo il 6% garantisce rendimenti maggiori del 2% (questi ultimi erano il 19% nel 2015).

Azioni Paesi Emergenti

Le economie dei Paesi Emergenti sembrano offrire al momento le migliori prospettive d’investimento. L’indebolimento del dollaro dovrebbe continuare ad essere un elemento a supporto della crescita in atto. Le valutazioni, assolutamente più competitive rispetto a quelle dei mercati azionari sviluppati (PE2018 pari a 12.5; PBV2018 1.6), rappresentano un’ulteriore motivazione all’incremento del peso all’interno dei portafogli, in considerazione dell’attenuarsi del rischio geopolitico. La dinamica inflattiva, che sembra dar concreti segnali di ripresa, strettamente collegata al trend positivo dei prezzi delle materie prime, dovrebbe tramutarsi in una crescita degli utili per azione, particolarmente marcata soprattutto nelle economie in via di sviluppo. La preferenza geografica rimane sempre a favore della compagine asiatica, che meglio dovrebbe beneficiare dei dati di crescita cinesi.

Petrolio

Il trend crescente del prezzo del petrolio continua, sostenuto da una positiva combinazione di fattori. In primis, le scorte di greggio negli USA continuano a ridursi progressivamente: al momento si attestano a 424 milioni di barili, valore ben al di sotto dei livelli del 2015. Inoltre, la domanda globale è attesa in crescita, trainata soprattutto da quella asiatica (prevista al 60% del totale mondiale): la stima per il 2018 è di 1.6 milioni di barili al giorno rispetto ad una media di 1.3 milioni negli anni precedenti. La view sul petrolio rimane positiva: la rottura della resistenza pari a $62 rappresenta un segnale forte dal punto di vista tecnico.

 

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