Le sette lezioni del “Lupo” di Wall Street

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Finanza Operativa di Finanza Operativa 21 Settembre 2018 | 12:30

A cura di Morningstar

“Mi chiamo Jordan Belfort. L’anno in cui ho compiuto 26 anni, ho guadagnato 49 milioni di dollari, cosa che mi ha fatto incazzare, perché ne mancavano solo tre e avrei ottenuto una media di un milione a settimana”. Così comincia il film attualmente campioni d’incassi Il lupo di Wall Street. L’opera, basata su una storia vera, ha anche acceso un’aspra polemica negli Usa tra l’associazione delle oltre 1.500 vittime truffate da Belfort e il regista Martin Scorsese.

Chissà quanta gente, uscendo dal cinema dopo la proiezione, si sarà immaginata nei panni del giovanissimo broker che a inizio anni ’90 divenne miliardario, anche se spesso con mezzi illeciti. Ebbene, al di là della patina dorata del lusso sfrenato, e anche un po’ irritante, sfoggiato dal personaggio interpretato da Leonardo DiCaprio, gli investitori accorti avrebbero dovuto lasciare la sala con qualche lezione ben impressa nella mente. È lo stesso Belfort (che oggi tiene seminari sulle strategia di vendita, uno anche per Morningstar Australia nel 2009) nei suoi numerosi saggi e articoli, scritti dopo la prigione, a indicare, tra gli altri, questi punti.

1 – Intermediari e broker di piccolissima taglia o senza nome sono sospetti
E’ meglio non affidare i propri soldi a un broker sconosciuto o a un consulente non affiliato a qualche società di consulenza. Esistono professionisti seri anche se piccoli, così come ci sono le mele marce anche in società dalla grande tradizione, ma appoggiarsi a qualcuno appena nato o che non si conosce bene è un grosso rischio.

2 – Non fermarsi alle loro referenze
Se si decide di collaborare con un broker, consulente o promotore poco conosciuto, occorre almeno essere sicuri su chi amministrerà i nostri soldi. Non ci si può fermare alle referenze passate da loro direttamente, ne servono di indipendenti.

3 – Le informazioni sulle società di gestione devono essere solide e chiare
Come detto, prima di decidersi è bene fare delle ricerche. Chi lavora bene fa tutto alla luce del sole e non dovrebbe essere difficile recuperare informazioni e ottenere anche diverse conferme sul suo conto. Chi invece si fa pubblicità solo sulle performance ma resta opaco su tutto il resto, a partire dal loro processo di investimento, è sospetto.

4 – Etica: se si perde una volta, si perde per sempre
Quando si tratta di soldi, non ci sono vie di mezzo. Se si supera il limite una volta, non si torna indietro. “Non sono diventato un truffatore dall’oggi al domani, mi sono venduto l’anima un pezzo alla volta, attraverso una serie di piccoli passi” racconta Belfort nella sua autobiografia.

5 – Attenzione ai “gruppi esclusivi”
La tecnica più vecchia del mondo è puntare sull’adulazione: i miei clienti sono esclusivi, ma tu puoi farne parte. Bernard Madoff faceva esattamente così.

6 – Quando tutto sembra troppo bello e troppo facile c’è qualcosa sotto
Tutti cercano la via più facile e più breve per arrivare al proprio obiettivo, e la finanza non fa eccezione, anzi. Quando qualcuno ci offre un metodo o delle condizioni troppo buone per essere vere, occorre porsi il doppio di domande e fare il doppio di ricerca. Di nuovo, i rendimenti da capogiro offerti da Madoff per anni sono un esempio perfetto.

7 – I limiti delle autorità di vigilanza
Le autorità di regolamentazione e vigilanza sono importantissime, ma affidarsi ciecamente a loro è comunque un po’ ingenuo. Gli investitori per primi devono essere i controllori di se stessi e degli operatori con cui hanno a che fare.

Particolarmente preoccupante in questo senso la testimonianza di Belfort (quello vero, non nel film) sui controlli per anni subiti dalla Sec (la Consob americana). “La loro organizzazione è tutta sbagliata, hanno poco personale e pochi mezzi. Ai miei tempi, la Stratton Oakmont (la sua società di intermediazione finanziaria, Ndr) ha ospitato circa quattro squadre di controllori Sec in soli due anni. Erano ragazzini che arrivavano senza sapere nulla su come davvero funziona il mercato. Ero un truffatore allora e ho fatto di tutto per far apparire le mie attività lecite. Li riempivamo di ricevute e documenti da controllare, mentre sotto il loro naso facevamo una montagna di soldi”.

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