Petrolio, l’Iran mette in guardia contro una “guerra totale”. Focus su Saras

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di Stefano Fossati 20 Settembre 2019 | 15:30

Il ministro degli Esteri iraniano mette in guardia su una “guerra totale“. In un’intervista alla Cnn, l’esponente di Teheran ha avvertito che il suo Paese si rivarrà su obiettivi statunitensi o sauditi in Iran in caso di raid come rappresaglia per gli attacchi contro gli impianti della Saudi Aramco. Il ministro Mohammad Javad Zarif ha messo in guardia contro una potenziale escalation dello scontro che potrebbe portare a una “guerra totale” che potrebbe causare “numerose vittime”.

I prezzi del petrolio (Brent) hanno chiuso ieri in rialzo del 2% a 65 dollari al barile (Brent). Il prezzo medio del Brent da inizio anno si attesta a circa 65 dollari al barile, in linea con le previsioni per il 2019 degli analisti di Mediobanca, che in un report evidenziano come, in una conferenza stampa, il ministero della Difesa dell’Arabia Saudita abbia indicato all’inizio di questa settimana che i recenti attacchi contro l’impianto petrolifero del suo Paese sono stati “indiscutibilmente sponsorizzati dall’Iran”. Tuttavia, non ha suggerito che gli attacchi siano stati originati direttamente dall’Iran: i funzionari sauditi devono ancora rivelare la posizione esatta dei siti di lancio dei droni utilizzati negli attacchi. Il presidente degli Stati Uniti Trump ha anche annunciato ieri di voler imporre nuove e più severe sanzioni contro l’Iran, mentre il suo segretario di Stato Mike Pompeo è arrivato in Arabia Saudita per consultare i leader del Paese arabo. Sanzioni che dovrebbero essere annunciate nelle prossime 48 ore.

La produzione saudita è già ripartita

Nel frattempo, si legge nel report di Mediobanca, le strutture sotto attacco hanno ripreso parte della produzione persa, lavorando 2 milioni di barili al giorno rispetto ai livelli pre-attacco di 4,9 milioni di barili al giorno, che dovrebbero essere ripristinati alla fine di settembre. Ci vorranno altri due mesi per tornare a una produzione massima di 5,7 milioni di barili giornalieri. L’Arabia Saudita questa settimana ha anche sottolineato che a settembre le sue esportazioni medie saranno probabilmente leggermente maggiori, grazie all’aumento della produzione dai suoi giacimenti offshore. Inoltre, il Regno potrebbe ridurre le sue attività di raffineria per soddisfare le richieste di greggio dei clienti.

“Riteniamo che l’impatto dell’interruzione dell’Arabia Saudita sia già evidente nei margini di raffinazione, che hanno recuperato valore negli ultimi giorni. Crediamo che di questo potrebbe beneficiarne Saras su cui abbiamo un giudizio outperform”, concludono gli analisti di Mediobanca.

La performance di Saras a Piazza Affari negli ultimi 12 mesi

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