Il progetto di una moneta digitale cinese, sfida al potere del dollaro

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di Stefano Fossati 19 Giugno 2020 | 14:05

A cura di Anthony Chan, Chief Asia Investment Strategist di Union Bancaire Privée (Ubp)

L’idea di creare una moneta digitale gestita dallo Stato (o e-RMB) si sta diffondendo in Cina dal 2014, con un programma pilota avviato negli ultimi mesi. Si tratta di uno yuan digitale, un progetto sostenuto dal governo. L’e-RMB è custodito in un portafoglio digitale (come un dispositivo mobile) invece che in un conto bancario, per sostituire la fiat money (banconote e monete con corso legale). Le transazioni digitali vengono effettuate tra due portafogli digitali senza coinvolgere banche o carte di credito.

Il quadro pianificato su questo fronte dalla Cina è su tre livelli: la PBoC al vertice e le banche al secondo livello. Sebbene in teoria questo progetto non dovrebbe coinvolgere le banche, le banche statali cinesi dominano il sistema bancario e fungono da braccio operativo della banca centrale. I consumatori e gli utenti commerciali che effettuano transazioni tramite l’e-RMB costituiscono infine il terzo livello.

L’e-RMB potrebbe potenzialmente raggiungere i 225 milioni di cinesi che non hanno un conto in banca e che si trovano per lo più in zone rurali, attirandoli potenzialmente per aumentare i consumi nazionali. Gli stipendi di alcuni dipendenti e funzionari pubblici sono già in parte pagati con questo denaro virtuale.

Prima del progetto di un e-RMB gestito dallo stato, la spinta iniziale verso i pagamenti digitali – come Alipay di Alibaba e WeChat Pay di Tencent – puntava a facilitare lo shopping online da parte dei giganti tech. Dal punto di vista dei policymaker, il pagamento digitale può contribuire a scoraggiare le frodi, la corruzione e la contraffazione di banconote (che era dilagante).

Pechino è da tempo preoccupata per il monopolio sulla moneta digitale da parte dei giganti della tecnologia e per l’impatto che potrebbe avere sul sistema finanziario, fuori la supervisione della banca centrale. Nel 2013, un fondo monetario offerto tramite Alipay, Yu’E Bao, è stato così popolare da diventare in pochi giorni il più grande fondo monetario del mondo. Questo ha fatto scattare un campanello d’allarme alla PBoC sulla velocità e l’entità del drenaggio del denaro dal sistema di deposito bancario cinese, al punto che la banca centrale alla fine è intervenuta per limitare il fondo. Tuttavia, il vero banco di prova sarà se i consumatori cinesi, solitamente ricettivi all’innovazione finanziaria, si preoccuperanno del potenziale potere statale che si cela dietro l’e-RMB nonostante la sua convenienza.

Una nota positiva è che la crescita dell’e-RMB significherebbe anche un’attuazione più efficace della politica monetaria “online” in termini di monitoraggio della liquidità, di regolamenti e di posizioni di pagamento esterne. L’obiettivo più grande, e forse il più importante, dell’e-RMB potrebbe essere un supporto all’internazionalizzazione del renminbi che è in stallo da quando la guerra commerciale Cina-Usa è iniziata due anni fa. Il rallentamento è più evidente nell’insediamento commerciale del renmimbi e nel suo utilizzo sul fronte commerciale/degli investimenti nel progetto One-Belt-One-Road.

La politica di isolamento della Cina da parte degli Stati Uniti è un campanello d’allarme per il gigante asiatico, che deve cercare finanziamenti alternativi al di fuori dei mercati dei capitali statunitensi e in particolare del dollaro Usa. La risposta diretta è il rafforzamento del mercato dei capitali in remimbi e l’internazionalizzazione della valuta cinese. Se le banche cinesi sono bandite dal sistema di transazioni globali in dollari (Swift Code), l’e-RMB potrebbe potenzialmente aiutare la globalizzazione della Cina, ma potrebbe anche rappresentare una vera e propria sfida per il dollaro come valuta di riserva mondiale. Potenzialmente, l’e-RMB potrebbe crescere molto più velocemente tra i mercati emergenti come l’Africa, l’America Latina, l’Asia e il Medio Oriente, con i quali la Cina ha già stretti legami economici, commerciali e strategici.

Lo stesso argomento può essere esteso ai Paesi che devono affrontare sanzioni economiche da parte, ad esempio, degli Stati Uniti sulle transazioni/pagamenti in dollari. Questi Paesi possono aggirare la sorveglianza dei flussi finanziari da parte degli Stati Uniti attraverso transazioni in e-RMB una volta che questo si sarà inserito in una rete globale. La Cina potrebbe capitalizzare sull’e-RMB per costruire alleanze strategiche globali contro la politica di isolamento perseguita dagli Stati Uniti. Molti osservatori temono che le crescenti tensioni tra Cina e Stati Uniti si estenderanno da una guerra commerciale a conflitti finanziari e tecnologici. L’ambizioso piano dell’e-RMB cinese potrebbe ampliare ulteriormente l’impatto delle tensioni dividendo l’economia globale in “zone” valutarie.

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