La Cina torna a crescere, ma i default non risparmiano le aziende di Stato

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di Stefano Fossati 7 Dicembre 2020 | 14:30

A cura di Wings Partners Sim

Settimana che si chiude sull’onda di un deludente dato relativo al mercato del lavoro Usa con un risultato finale di 245mila nuovi occupati, ben al di sotto delle attese della vigilia posizionate in area 500.000; scende il tasso disoccupazione (6,7%) ma per le ragioni sbagliate, ovvero una riduzione nella forza lavoro attiva per oltre 400.000 persone. Il dato poco rassicurante, che evidenzia come l’economia inizi a risentire della seconda ondata pandemica, non sembra però deragliare il sentiment positivo sui mercati azionari che ancora venerdì chiudono con un un buon progresso e anche qui per i motivi sbagliati: l’evidenza infatti di un rallentamento economico in Usa induce gli operatori a scommettere su una potenziale ripresa dei colloqui su un nuovo piano di stimoli fiscali che potrebbe a questo punto vedere la luce, seppure con numeri meno rilevanti rispetto a quelli mormorati nelle settimane passate (si parla di un intervento nell’ordine dei 900 miliardi di dollari) già entro Natale.

Altrove sono i colloqui sulla Brexit a mantenere elevata l’attenzione dei mercati, con il summit Ue programmato per il 10 dicembre e le posizioni dei due antagonisti che appaiono a volte estremamente lontane, specie quando si parla di diritti di pesca e del cosiddetto “level playing field”, ovvero l’impegno del Regno Unito a non approfittare dell’uscita dall’euro per adottare una politica aggressiva in termini di tassazioni e trattamenti fiscali nei confronti delle imprese europee.

Nervi sempre tesi tra Usa e Cina, con Trump alle ultime battute della presidenza che continua ad allungare la lista degli indesiderabili, con sanzioni personali nella notte contro altri 12 esponenti del partito comunista cinese coinvolti nella disputa su Hong Kong. La Cina si conferma sempre forte con un surplus commerciale pubblicato questa mattina che per il mese di novembre tocca i 75,5 miliardi di dollari, ben al di sopra dei 53,5 preventivati, ma anche a Pechino si respira tensione, e nella fattispecie riguardo al mercato dei debiti societari, con 5 aziende cosidette di Stato (o Soe ovvero State Owned Enterprises) che hanno recentemente dichiarato default sui loro debiti sul mercato domestico per circa 106 miliardi di yuan complessivi.

Questa rappresenta una novità preoccupante e inaspettata per gli investitori che si sono sempre affidati alla convinzione che il governo centrale, come in effetti ha sempre fatto in passato, sarebbe intervenuto a sostegno di queste aziende se in difficoltà, una sorta di garanzia di Stato; la decisione cinese di adeguare anche il trattamento delle Soe a quelle che sono le leggi di mercato ha provocato parecchio turbamento sul mercato obbligazionario cinese, con i rendimenti quotati sul mercato secondario per oltre 700 tra le imprese più rischiose a partecipazione statale che sono saliti dal 13,4% medio al 17% dopo le dichiarazioni di default. Una situazione potenzialmente critica per un mercato come quello del Dragone che vale circa 15 trilioni di usd, il più grande al mondo dopo quello Usa.

Per quanto attiene agli altri mercati, il dollaro rimane debole soprattutto nei confronti dell’euro in dove si assesta stabilmente sopra quota 1,21 in attesa della riunione della Bce questa  settimana; prese di beneficio sulla sterlina dopo il recente rialzo della divisa inglese a causa del nuovo impasse sulla Brexit.

Oro e petrolio stazionari e anzi con qualche pulsione correttiva in queste prime ore della settimana mentre il comparto dei metalli non ferrosi conferma la tendenza delle ultime sessioni che vede una fase di consolidamento con correzioni seppur modeste per tutti i metalli eccezion fatta per il rame che invece rimane il più sostenuto con ripetuti allunghi sopra quota 7.700 dollari. Al momento attuale, come ormai consuetudine all’apertura delle contrattazioni Lme, anche il metallo rosso sta correggendo visibilmente, portandosi in area 7.680 dollari (una flessione di circa 80  rispetto ai valori di chiusura di venerdì) ma resta da vedere se tale movimento abbia la forza di proseguire fino alla chiusura, dato che nelle passate sessioni il rame ha sempre mostrato la tendenza a recuperare sul finale gran parte delle perdite incassate nel corso della giornata, complice probabilmente la reticenza da parte degli operatori nel rimanere esposti su posizioni ribassiste sul mercato overnight. Una conferma negativa in chiusura potrebbe dare coraggio ai ribassisti per forzare una correzione che, tutto sommato, anche a livello tecnico, sarebbe più che giustificata.

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